Le “imitazioni” delle Pattadesi

SASSARI. Dopo i trenini, le automobili d’epoca e le immaginette dei santi gaudenti, infilzati, decollati, gli angeli con tutte le Madonne e i Beati, è la volta dei coltelli. Prima uscita della collana Hachette: la pattadese a 4 euro e 99 più gadget. A Pattada qualcuno è rimasto basito. Chi è stato? Chi ha piegato e pestato le balestre d’acciaio per quella cifra incredibile anche se si tratta di un modello da collezionista? La fucina, neanche a dirlo, è in Cina. E nemmeno il modello è stato richiesto dalla Hachette in Sardegna. Forse per paura di una stoccata …, cioè che rispondessero no. Per evitare il rischio hanno preferito rivolgersi a Sandro Mariani, un noto coltellaio di Foligno. Sue le lame che hanno brillato nelle serie tv Elisa di Rivombrosa e Romanzo criminale.

Forse i manager della Hachette hanno sottovalutato l’intelligenza dei pattadesi, la cui unica reazione è stata una legittima curiosità. «A noi, un’operazione come questa non arreca nessun danno, anzi potrebbre spingere il collezionista a venire qui e vedere la differenza». È il commento di Salvatore Giagu che da 30 anni, insieme alla moglie Maria Rosaria Deroma, unica coltellinaia d’Italia, gestisce una delle sei botteghe artigiane e l’unico museo del coltello, Culter, che esista in Europa.

A Pattada la rivista Hachette non è stata distribuita, ma Sandro Mariani, al quale è stata mandata una copia nelle Marche, assicura che «il lavoro è stato eseguito bene, naturamente è l’opera seriale, il risultato però è degnissimo». A Mariani, per inciso, di forgiare nel suo laboratorio le pattadesi non passa nemmeno per la testa: «Ci sono già tanti artigiani sardi bravissimi – dice – quando ho cominciato a lavorare ho fatto anche alcuni coltelli come i loro, poi ho lasciato perdere, mi sono dedicato alle altre lame».

«Capisce perchè non temiamo i coltelli che vendono con i giornali? – spiega Salvatore Giagu – Mariani è corretto, ma il 99% delle pattadesi che vengono vendute sono false. Chi danneggia la nostra immagine non sono i coltelli del collezionista ma quelli proposti nei negozi di artigianato come nei mercati. Oggetti addirittura accompagnati da certificati falsi firmati con cognomi sardi di fantasia».

Solo arrivando a Pattada, più d’uno, scopre di essere vittima di un equivoco. «È capitato che un signore ci abbia mostrato una leppa, certo che fosse autentica – spiega Giagu – l’aveva comprata a caro prezzo nella piazzetta di Porto Cervo. Gli abbiamo dimostrato che era stata fatta in Toscana, dalla Conaz: è corso a farsi rimborsare». «Per creare un coltello – aggiunge Giagu – occorrono dalle 15 alle 18 ore di lavoro, per altri anche una settimana.Il costo per ciò è stabilito a centimetro e lievita di centinana di euro. È ovvio che non possiamo temere chi propone un modellino, ma l’imitazione sì, e a poco serve aver depositato sette modelli». Esattamente come quando i cinesi propongono le borse e gli abiti griffati.

«Non basta l’acciaio per fare una pattadese – chiude l’artigiano – nei nostri oggetti mettiamo la nostra anima, la passione che i veri intenditori condividono con noi, non si può immaginare con quanto piacere accogliamo chi torna per rifare il filo a una lama comprata anni prima e che ha condiviso molti momenti tra le mani di un’altra persona. Sono nostre creature ed è emozionante, anche se solo per un attimo, riprendersi cura di loro».