Tavolara: paradiso del trekking

Tavolara
Tavolara

È un’enorme montagna che incombe all’orizzonte, il primo lembo di terra ad apparire quando il porto di Olbia si avvicina. Si presenta come una grande massa brulla e inospitale quest’isola dalla forma allungata, che nel suo punto più alto misura quasi seicento metri. Solo continuando a costeggiarla si rivela verde e accogliente. Tavolara ha un fascino unico, accentuato dalla presenza di numerose piante endemiche e da un ecosistema rimasto intatto. A preservarla sono state e sono anche le difficoltà di approdo e le secche che la circondano.

A partire dagli anni Settanta, la presenza di un centro radio militare e la successiva istituzione del parco marino protetto, che include le isole di Molara e Molarotto, hanno limitato l’accesso a una piccola area dell’isola. Una barriera al turismo e insieme una fortuna: con i divieti, flora e fauna si sono ripopolate. La spiaggia di Spalmatore è l’unica parte visitabile: una lunga striscia di terra bassa, caratterizzata da una spiaggia di sabbia bianca, un piccolo attracco e due ristoranti aperti solo nel periodo estivo. Lo spazio limitato e l’assenza di strutture dove pernottare permette escursioni in giornata, da Porto San Paolo, per godersi un bagno in un angolo di paradiso lontano dalle spiagge più affollate, e magari un pranzo seduti a un tavolo con vista mare anche in ottobre.

Da due anni è possibile avventurarsi nell’isola anche con scarpe da trekking e zainetto. L’aspetto montagnoso, con la sua composizione calcareo-dolomitica, è un invito ir rinunciabile per gli amanti delle escursioni in salita. A patto di non avventurarsi da soli. I pochi sentieri non sono battuti. Contattando la Pro loco di Porto San Paolo si trovano guide autorizzate per raggiungere la cima in piena sicurezza, un’esperienza unica. Si parte alle sei del mattino, in gommone, da Porto San Paolo con il mare piatto e il sole che inizia ad affacciarsi. Una volta sbarcati a Spalmatore, si inizia camminando sul sentiero che sovrasta la scogliera, a pochi metri dal mare, sul versante sud est. Questo tratto ricalca un’antica carrareccia utilizzata in passato per trasportare roccia calcarea e legname destinati ai forni per la produzione della calce. L’isola, durante il secolo scorso, era diventata un piccola realtà industriale. Ma sul finire del Novecento, la comparsa del cemento e l’esaurimento del legname per alimentare i forni ne decretarono il progressivo spegnimento. Tavolara, un tempo ricoperta da una fitta foresta, rimase completamente spoglia. Il tracciato per raggiungere la cima alterna tratti di fitta macchia mediterranea, pietraia e punti a precipizio sul mare. Man mano che la salita prosegue, cambiano i punti di osservazione; il territorioe il suo piccolo arcipelago rivelano aspetti differenti. I più avventurosi possono salire percorrendo l’ultimo tratto sulle rocce; in alternativa, si può allungare il percorso aggirando l’ostacolo. In due ore e mezza la cima è raggiunta, altrettante ne occorrono per ridiscendere, ma se la giornata è limpida, il panorama che si gode dall’alto non si dimentica facilmente.

Fonte: La Repubblica

…dal Sud-Est

L’amante del mare si trasforma in un pesce e dotandosi di maschera e boccaglio, inizia a perlustrare la zona a Sud-Est della Sardegna nelle acque di Costa Rei. Passeggiando tra le acque che avvolgono il corpo in movimento, si sente smarrito, non capisce se sta svolazzando nel bel cielo azzurro o, semplicemente, nel mare che riflette la sua lucentezza. Il suo respiro viene interrotto dallo stupore: dinanzi ai suoi occhi banchi di pesci piccolissimi si alternano a pesci di media grandezza come saraghi e scorfani che proseguono lentamente ignari della sua presenza. Vedere cotanta vivacità di colori in tutte le tonalità di scuri, fa nascere la voglia di immergersi in quei fondali. Ed allora trasformato in fervente esploratore, il sub si immerge in quelle acque, trasportando il proprio corpo, metro dopo metro, in un blu sempre più nero. Lo stupore provato, viene confermato ma è solo il preludio di ciò che andrà a vedere. La natura generosa regala fondali unici: nudibranchi di giallo luminoso e di viola scuro, aragoste di rosso intenso, paguri racchiusi nella loro conchiglia, cicale e cavallucci marini che aleggiano nell’acqua. Non solo singolari creature da colori improbabili vivacizzano il quadro che il sub ammira, ai suoi piedi sotto le sue imponenti pinne si incanta nel vedere vere e proprie praterie di poseidonia oceanica che popola e colora i fondali di un intenso verde smeraldo. Immerse in queste distese, sbucano con tutta la loro prepotenza pinne nobilis, le cosiddette gnacchere, che se ci si spinge a sfiorarle chiudono in faccia le proprie porte. Travolto da queste visioni emozionanti, il cuore del sub si fa gonfio alla vista di ondate di pesci e incuriosito dalla moltitudine, si avvicina e inizia a scorgere pian piano un’enorme ombra. Tra l’entusiasmo di scoprire nuove grotte sotterranee e la paura di essere di fronte ad un mostro marino, ecco che si tranquillizza e si esalta alla vista di un antico relitto, il Marte di Capo Ferrato. Come un ramoscello spezzato dalla forza del vento, il vecchio combattente si adagia da tempo nel letto di sabbia bianca e con i suoi fedeli compagni impreziosisce i fondali del golfo. Ricordando storie fantastiche su barche abissali, come un cercatore di tesori, si addentra su sentieri inesplorati segnati da travi oblique e dai deboli raggi solari che trafiggono il mare. Conscio di non appartenere a quel mondo, lo slancio sulle pinne fa nascere un senso di malinconia intaccata dalla consapevolezza, durante la risalita, che quel mondo sarà sempre lì ad aspettarlo.

Diving
Fondale Capo Carbonara

Il sole sui “raggi”

Attraversare la Sardegna in bici è un emozione da provare. Lontani dal traffico e dalla folla estiva, si è immersi in splendidi scenari marini e nella natura selvaggia. Si vive in modo originale e non impattante l’Isola. Da Nord a Sud, sulle due ruote e appesantiti da una sola bottiglia d’acqua, ci si spinge metro dopo metro, tra salite corroboranti e discese esaltanti. Con percorsi che affaticano le gambe e la schiena è possibile assaporare parte della Sardegna: la pianeggiante penisola del Sinis, ricoperta da stagni, è ospitale dimora di colonie di fenicotteri dalle piume rosa, che al tramonto librano nel cielo sorvolando le rovine fenicie di Tharros. Passare affianco alle miniere di Acquaresi ammirandone il paesaggio abbandonato, per poi giungere alla spiaggia di Portixeddu bagnata da acque color cobalto dalle quali sorge lo scoglio dal primato naturale del Pan di zucchero. Sulla costa si sfidano i tornanti delle strade secondarie, intravedendo variopinti murales in paesi dai nomi più bizzarri. Spingendosi a oriente, sull’estremità est, si scende a picco sul mare cristallino del Golfo di Orosei passando poi per l’entroterra respirando l’aria fresca delle foreste del Gennargentu. Un mix perfetto tra sport e viaggio d’avventura all’insegna della libertà assoluta dove testare la capacità di superare i propri limiti.

Biking

Biking

…in Sardegna

Davanti a te la parete ripida di tonalità grigio chiaro, con vari appigli sui quali aggrapparsi e con un’imponenza tale da far rimbalzare il cuore violentemente. Prendi il primo grosso respiro e ti dai uno slancio verso l’alto. La roccia sulla quale ti poggi può cedere, il muscolo nel quale confidi può indebolirsi ma una corda ti tiene legato ed evita la caduta nel vuoto. Pian piano la vetta si avvicina col carico sulle spalle dell’enorme fatica sopportata. Giunto in cima, il tempo si ferma, e il cuore palpita dinnanzi ad un orizzonte che sembra non aver fine. Lassù l’amore sconsiderato per la natura, attraversata per giungere all’alta sommità, incontra il vento che con la sua violenza sposta le imbragature e mette a repentaglio l’equilibrio con difficoltà raggiunto; ora è possibile toccare, raggiunta la pace dei sensi, la bandiera dei quattro mori apposta lì tempo prima da coraggiosi compagni. Lo sventolare di quelle figure, ti accompagna nel seguire con occhi commossi tutto ciò che credevi di poter scorgere solo da un satellite: dalle contigue montagne che si dirigono verso il mare cristallino alle lontane spiagge dorate di impressionante bellezza. Invaso da mille sensazioni, non ti accorgi che oltre la stanchezza, a farti compagnia c’è la secolare costruzione: il nuraghe. Dall’alto, come un gabbiano nel cielo, sorveglia il mondo sottostante, come un anziano nonno che veglia sulla propria famiglia, e ti fa sentire protetto. In totale libertà, mentre respiri, una leggera brezza ti accarezza ed il sole ti scalda il viso con i suoi raggi. Ora che sei giunto in tale paradiso, vorresti non dover tornare indietro, ma il sole cala, lasciando spazio alle impazienti stelle… allora, fai un ultimo grande respiro e riparti, lasciandoti indietro un paradiso con la consapevolezza che in Sardegna nuove sfide ti attendono e che domani potrai scalare nuove vette per raggiungerne tante altre.

A pesca con Zio Mario

Fu una sera di settembre, quando insieme a Zio Mario e due amici ci preparammo a partire per una battuta di pesca. Con tutti i rituali che chi va per mare si porta dietro, mollammo gli ormeggi e via verso il sole, l’avventura ebbe inizio. Il mare è bellissimo e mentre si naviga un gruppo di delfini viene a giocare sulle onde create dalla scia, anche i gabbiani ci seguono, è come se fossi diventato protagonista di un sogno. Ad un tratto Zio Mario rallenta, guarda l’allineamento sulla costa e dice: “siamo arrivati! Ajo, butta le totanare in acqua”. Ci spiega che dobbiamo catturare prima l’esca viva e poi saremo pronti per la vera battaglia. Un semplice movimento quello da fare, tirando su e giù il braccio, far oscillare sul fondo l’artificiale per attirare l’attenzione del calamaro che, poco furbo, si avvicina incuriosito; ci gira intorno ma alla fine riesco a prenderlo, metro dopo metro sento il suo peso sulla lenza, un brivido mi attraversa la schiena, spero di non perderlo, è vicino. “Bravo!”, mi dice Zio Mario, lui che con la sua esperienza ne aveva già catturato sei, “bel calamaro, ora buttalo nella vasca e rilancia la lenza in acqua”. Dopo circa un’oretta, la vasca era piena di calamari e noi, fieri per il risultato, torniamo in porto per riposare un po’. Il giorno è arrivato, sulla barca bagnata dall’umidità della notte, ci accingiamo a preparare le canne. Mi sento carico, sono sicuro che catturerò un gran pesce. Direzione Sud-Ovest verso Mal di Ventre, la mattina il mare è calmissimo, lungo l’orizzonte si confonde con il cielo, sembrano una cosa sola. Mentre navigo cerco di farmi avvolgere da tutta questa pace e serenità che solo il mare con la sua immensa grandezza è capace di regalare. Arriviamo nella zona di pesca, lenze in acqua, c’è silenzio assoluto e solo il rumore del motore al minimo, Zio Mario concentratissimo scruta ogni particolare e si accorge che nei dintorni c’è qualcosa di grosso. Vediamo i tonni saltare fuori dall’acqua nella zona delle nostre esche, “ci sono!!”. I terminali delle canne ballano e all’improvviso il mulinello comincia a gridare. “Ha abboccato!”, la canna si piega quasi fino a spezzarsi, la afferro e, mentre vedo la pinna che tenta la fuga, inizia la battaglia. La tiro verso di me e avvolgo, una, due, dieci volte, ma alla fine il tonno è ancora lì e, forte e combattivo, si spinge verso il fondo. Nell’arduo scontro, continuo ad avvolgere, sembra che non arrivi mai, ma eccolo lì, 10 metri dalla poppa, come un vero guerriero che non molla mai, mentre si dimena lo tiro su a bordo, alla fine ho vinto io. Stremato ma felice abbraccio Zio Mario e lo ringrazio per la splendida emozione che mi ha regalato. Dopo la battaglia inizia la festa, rientrati in porto troviamo gli amici del pontile ad aspettarci con un fiasco di vino e la griglia già rovente. Un’atmosfera magica di convivialità e amicizia: i racconti di pescate conditi dal dialetto, un trancio di tonno, un buon bicchiere di vino e infine un brindisi alla Sardegna, terra capace di regalare emozioni forti da portare sempre nel cuore.

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Tonni

…in Sardegna

Un’esperienza rara! Vivere il mare con lo spirito di chi lo vive da sempre. E’ il pescatore l’unico depositario di un antico mestiere che racchiude tradizioni e cultura. Trasformarsi in pescatori provetti, tra sorpresa e divertimento, per provare l’emozione di salpare una rete o un palamito, per godere del fascino del mare di notte, dei chiarori di luna e dei fantastici colori del mare quando il sole spunta dall’acqua. Si viene catapultati in un’atmosfera magica e irripetibile, accarezzati dalla dolce brezza marina per vivere ritmi ed emozioni d’altri tempi. Con i tradizionali gozzi di legno dei nassaioli per la pesca dell’aragosta, e con i temerari corallari, si scoprono i segreti delle profondità marine e si sente il profumo dell’”oro rosso”appena pescato. Assaporare a bordo i piatti preparati da mani sapienti come quelle dei marinai sulla base di antiche ricette, esalta ancora di più il gusto di quest’avventura. Da Stintino guardando l’Asinara dai bianchi fondali, a Sant’Antioco oltrepassando l’arco naturale, fino a giungere a Nord-Ovest nelle acque olbiesi con occhio rivolto alla regale Isola di Tavolara; in ogni porto e lungomare della Sardegna, ovunque esso sia, troverai sempre l’occasione di vivere quest’entusiasmante esperienza.

Una vela per solcare il cielo

Il volo libero in Sardegna permette di esplorare altre dimensioni. Studiare il tempo con attenzione  ed emozionarsi alla scoperta di una nuova vetta dove disporre la propria vela in attesa del momento giusto. Prendere la rincorsa e salire le scale verso il cielo, portati dal vento per accarezzare le morbide nuvole e godere di un panorama che toglie il fiato. Decollare da Sa Palitta sulla costa di Bosa, volando verso Alghero insieme ai grifoni che indicano il cammino o sorvolare il Mont’Albo in direzione Siniscola per poi atterrare sulle bianche spiagge della costa Est. La Sardegna incontaminata rende indimenticabile il volo da Punta Orotecannas o da Monte Pisaneddu verso la pianura di Planu Campu Oddeu mentre acque cristalline illuminano e colorano il percorso iniziato sulle dune di Scivu. In lontananza il sole cala e un mare increspato dona un nuovo volto all’anima; con il vento sul viso si inizia la discesa e giunti a terra un sospiro di sollievo e malinconia segna la fine di una magica giornata. Tornando a casa, mentre il pensiero è già rivolto al prossimo decollo, dal semplice sorriso di chi ha vissuto un sogno fra le nuvole, si capisce che l’Isola ha preso un posto nel suo cuore e che tanti altri voli doneranno in futuro nuove emozioni.

In volo con il tuo aquilone

Riscaldati dai raggi del sole, il viaggio inizia alla scoperta della terra Sarda; per raggiungere i tetti dell’Isola scrutando, come antichi saggi, il volo degli uccelli, in attesa di un segnale. L’incertezza e la paura iniziale lasciano spazio a un sorriso e alla voglia di volare quando sotto la tua “ala” sei pronto a partire. Nella corsa verso il cielo, il tempo si ferma e il cuore palpita fino a spiccare il volo e ritrovarsi in un attimo sopra le nuvole. Mentre il vento ti porta con sé, la tua ala flessibile, guidata dal peso del corpo, ti ripara dai raggi del sole e ti permette di ammirare e immortalare, il fantastico paesaggio davanti ai tuoi occhi. Dalla Costa Nord alla Costa Sud, il “paradiso Sardegna” regala agli aquiloni in volo percorsi mozzafiato. Spiccare il volo dalla cima del Santu Padre, per poi atterrare nel vicino paese di Bortigali o seguire la catena del Marghine per vedere dall’alto i numerosi resti dell’antica civiltà nuragica. Volare a Ovest, sul selvaggio promontorio della spiaggia di Poglina, fino a Cala Sabba Durche a due passi da Bosa, dove in ripide pareti sul mare cristallino, dimorano maestosi grifoni. Guardare dall’alto i cavallini della giara al galoppo o addentrarsi tra le impervie montagne del Sulcis-Iglesiente alla ricerca di Nebida, antico borgo di minatori,  ammirando il bianco calcare del Pan di Zucchero per poi iniziare la discesa verso il mare, che ti attende a fine volo, per donarti la vista di un tramonto che rimarrà impresso nella tua memoria.

…dal Nord-Ovest al Nord-Est

Il conoscitore di queste acque, sa che nei pressi di Alghero, si possono ammirare suggestivi coralli rossi; immerso in queste aree, l’abile sub, con compagnia al seguito, mostra loro come avvicinarsi ai siti pregiati dal calcareo corallo. Tra le esilaranti riviere, che completano un fondale già ricco di specie, vagano indisturbati pesci pagliacci tempestati di colori che nulla hanno da invidiare ad un cielo stellato. Nuotando con gli amici si ricorda dei fondali dell’Isola di Tavolara e del Golfo di Orosei, costa Est, dove, tra granitiche rocce e oscure cavità, incontaminati e tranquilli esseri acquatici trovano rifugio. Impresso nella sua memoria è il raro incontro con tartarughe marine, che come anziane sagge, vagano calme nelle protette acque. Il ricordo viene cancellato da un brusco ritorno alla realtà: si è alzato un forte vento di maestrale, la compagnia di amici viene mossa da una parte all’altra in balia delle onde. E’ tempo di tornare in superficie ricordando che in Sardegna qualsiasi fondale in qualsiasi area è denso di storia e natura in sintonia tra loro.

 

Stintino
Golfo Aranci

…al Sud-Ovest

Voglioso di nuove emozionanti scoperte, l’ormai provetto sub si dirige verso Ovest in direzione di Capo Carbonara. Ora, non può più accontentarsi dei racconti, vuole toccar con i guanti. Alla Secca di Santa Caterina, equipaggiato come non mai, si cala nel mare smeraldino. La superficie così chiara ed incontaminata dei primi metri d’acqua, lo aiuta a scorgere in lontananza elementi straordinari: i famosi variglioni di Serpentara. Scendendo in profondità, il sub viene accompagnato dal rosso acceso delle gorgonie, da banchi di orate di oro ambrato, da muggini con coda perlata e da cernie di un marrone deciso. Immersa in tale splendore, l’antica Nave dei Cavoli, ricoperta di spugne, vi trova rifugio; prima percepita come estranea a quel mondo, ora dimora per un’infinità di specie. In questo viaggio fantastico in cui le bombole non hanno limiti e le forze sono sovraumane, il sub-pesce si dirige verso ovest a nuoto. Raggiungendo Cala Verde, nota il nero fondale sprofondare negli abissi; solamente la sua esperienza può condurlo così in basso, tra reperti archeologici d’epoca romana piantonati sul fondo e rocciose pareti sulle quali appoggiarsi per capire in che direzione orientarsi. Sguazzando verso l’ignoto ecco dinanzi la famosa Secca del Candeliere e le sue monumentali guglie granitiche su cui si adagiano piccole stelle marine di un rosso purpureo. Le bollicine d’aria che escono dagli erogatori sviano il nuotare di ricciole, pesci palla e barracuda che osservano diffidenti il nuotatore. Rivolta la testa in alto, si rende conto del colore scuro del cielo: è tempo di risalire. Si avvia con aleggiare tranquillo verso la superficie, quando con sguardo verso ovest scorge una cernia bruna. Esemplare unico nel suo genere, attira l’attenzione del sub che inizia la rincorsa, all’ultimo colpo di pinna, cercando di raggiungere il pesce e capirne la direzione. Nell’inseguimento, si distrae per controllare l’orologio subacqueo e alla vista dei 40 metri, si rende conto di essere in un paesaggio diverso da quello di partenza dove profondi canyon, intervallati da fondali sabbiosi, regalano una fotografia suggestiva da condividere. Il sub ormai in balia delle proprie emozioni, zigzagando verso la superficie, capisce che la sua giornata volge al termine e il ritorno al mondo terrestre è accompagnato dalla speranza di rivivere questi angoli di Paradiso nel mondo dei sogni.

…in Sardegna

I luoghi irrinunciabili per gli appassionati si spalmano su tutto il territorio della Sardegna, da Nord a Sud, dall’Arcipelago della Maddalena all’Isola di Tavolara, dall’Isola dell’Asinara a Capo Caccia, dalla Penisola del Sinis a Capo Carbonara. Una maschera, le pinne e il boccaglio ti regalano ciò che ti offre la Sardegna: un paesaggio da urlo. Acque d’azzurro intenso e di cristallina composizione consentono l’accesso ai fondali di sublime esplorazione. Fondali lontani sono costellati di molteplici colori, dal rosso purpureo al verde illuminante; attorniati da piante marine, da rocce granitiche di un intenso grigio scuro e da banchi di pesci che aleggiano tranquilli nel loro habitat incontaminato. Un salto nel blu sempre più scuro, equipaggiati come astronauti per ammirare un mondo così vicino al nostro ma allo stesso modo così diverso ed ignoto. Fauna curiosa si avvicina, quella diffidente si confonde nei colori dei fondali; al contrario, la flora colora le rocce e spunta dalla sabbia. Ma è già tempo di risalire nella propria realtà verso quello specchio d’aria che separa i due mondi. Arrivati in superficie, tolta la muta, l’unico pensiero che permane nella mente è il bisogno di condividere un’esperienza indimenticabile tra le acque della Sardegna.

…in Sardegna

Sali a bordo! Ascolta il sibilo del vento che gonfia le vele e il rumore della chiglia che solca le onde, osserva il cielo, senti il profumo del mare puro, nessun ostacolo, nessun limite, solo l’infinito. Tutto questo è la vela, con le giornate di calma piatta, di brezza o di vento forte, di burrasca o tempesta; il viaggio significa spingersi oltre, assaggiando, virata dopo virata, le emozioni ed il senso di libertà che solo questa navigazione può dare. Nella costa Nord Occidentale dalla selvaggia Isola dell’Asinara, veleggiando verso Sud, si affaccia la città catalana di Alghero dove, protetti dal promontorio di Capo Caccia, trovano riparo le migliaia di naviganti stanchi dalla lotta contro il maestrale. Più a sud, verso Mal di Ventre e le sue rocce granitiche e calcaree per poi ammirare le spettacolari Dune di Piscinas con i suoi tre chilometri di “deserto” sul mare; in direzione di Capo Teulada, dove è impensabile non immergersi in acque dai fondali magici. Nonostante la stanchezza e il desiderio di restare, il vento invoglia a continuare l’avventura e cosi fra le onde filiamo veloci lungo la rotta orientale dell’Isola alla ricerca delle spiagge deserte tra il Golfo di Orosei e l’oasi di Tavolara. Con il vento in poppa veleggiare ancora più a nord dove uno dei tratti di costa più imponenti del Mediterraneo rivela al navigante i segreti di un paesaggio senza tempo. Altre migliaia di foto scattate con la memoria, nell’Arcipelago della Maddalena dove il vento non manca mai e il mare con i suoi colori non lascia indifferente nessuno. La famosa Cala Coticcio e la splendida Cala Lazzarina, sull’Isola di Lavezzi, sono luoghi incantati raggiungibili solo dal mare dove si può ammirare un tramonto da favola con il sole che cala proprio sulle Bocche di Bonifacio. Il viaggio continua verso Stintino tra eccezionali ridossi in cui passare la notte ammirando il chiarore delle stelle, fedeli compagne, in un viaggio fra i mari della Sardegna.

Vela
Vela

…in acqua salata

Attorniata dal mar Mediterraneo, l’Isola è meta ideale di canoisti: acque che si infrangono sulle coste e piccoli fiumi che attraversano l’interno boschivo. Si percorrono piccoli percorsi creati dalla esperienza e dalla natura, regina incontrastata di questo unico Paradiso. In qualsiasi spiaggia in cui si è diretti, un gabbiotto in legno colorato apposta una scritta “noleggio canoa-kayak”, ci si guarda intorno e, alla vista di quello scorcio di mare incastonato tra ammassi di rocce, l’unico pensiero è “si può fare”. Si noleggia l’attrezzatura, si spinge l’imbarcazione verso acque sempre più profonde che mantengono ancora quell’azzurro-blu via via più scuro. Braccia forti e instancabili ruotano costantemente e ritmicamente, aiutando il corpo in un percorso che sembra non aver fine. Gli schiaffi del remo sull’acqua schizzano di tanto in tanto sul viso e sul salvagente rinfrescando la pelle bronzea. Virate brusche a destra, segnano il pericolo evitato e concedono agli occhi di volgere lo sguardo altrove, dove sugli isolotti, i gabbiani si asciugano in tranquillità scrutando l’orizzonte in attesa di prendere il volo verso altri cieli. Il pericolo di spingersi così lontano, andando incontro a traghetti, è insito nei cuori, ma è alta la frenesia di scoprire calette e grotte esposte al sole dove poter rilassare le braccia stanche dal lungo vogare. Si prende coraggio, pagaiata dopo pagaiata, sovrastati dal volo taciturno di grifoni e di falchi pellegrini, verso l’orizzonte ormai rosso dal tramonto e, costeggiando le falesie, si assapora la solitudine nella quale si è immersi, in sintonia con la natura, il mare e se stessi.

…al Sud

Nel sud-est cagliaritano, il parco regionale di Molentargius, fornisce nuovi volti al nordic walking. Il passo rallenta alla vista di bacini dolci e salati, che costeggiano la pianura di Is Arenas, dove nuvole rosa di fenicotteri si alzano in volo e colorano il cielo. Sentire il rumore dell’acqua al boccheggiar dei pesci o l’adagiarsi delle foglie che recidono il legame con l’arbusto, è una colonna sonora da condividere con i compagni di avventura sentendo l’energia della terra sotto i propri piedi.

…al Centro

Ogni luogo in Sardegna può appagare a pieno gli amanti di questo sport. Lasciandosi il mare alle spalle, accompagnati dal vigile volo di falchi pellegrini e seguendo sentieri scoscesi, che portano alla vista di paesaggi sconfinati ci si addentra nel cuore dell’isola. Un cuore che offre meraviglie a chi marciando lo attraversa, ritrovandosi in un attimo, giunto a Tiscali, fra i resti di un’antica civiltà. Confidando nei fedeli compagni di viaggio si procede alla scoperta, osservando da lontano cervi e cinghiali e rimanendo increduli di fronte alla purezza di un paesaggio, dove Farfalle Pupilio riposano su distese di fiori rosa. Attraversando boschetti di eucalipto lontano dallo sguardo del sole, si incontrano sorgenti cristalline provenienti da montagne vicine, che dissetano e donano freschezza, a chi, col pensiero, è già nuovamente in cammino. Ripreso il cammino, ci si sente piccoli, alla vista di betili e tombe dei giganti che dominano il paesaggio, mentre cavalli al galoppo si aggiungono a un tramonto che tinge di rosso la Piana della Giara. Col favore degli ultimi raggi, prima di ripartire verso nuovi sentieri che ad ogni passo regalano una diversa emozione, si prosegue alla scoperta di paesini nascosti e ricchi di tradizioni, per sentire i profumi di un’antica terra e i racconti di storie lontane, narrate da longevi pastori nelle “Zone Blu” della Sardegna.

…al Nord

Nordic Walking in Sardegna vuol dire avventura. Rileggere se stessi durante il cammino imparando ad ascoltare la natura per cogliere a pieno la sua purezza. Dai pascoli innevati ai prati in fiore; dal sole cocente frenato dagli alberi alla caduta delle foglie; il cammino verso paesaggi incontaminati rigenera e colora l’anima di chi lo affronta. I bastoni compagni di viaggio, sostengono e coinvolgono il corpo limitando la fatica, mentre il vento accarezza le foglie di uliveti vicini. Percorsi pianeggianti insiti nel verde Sassarese, vengono solcati alla scoperta di antichi nuraghi dalle rocce grigio scuro. Porto Conte con la sua vallata dai prati sempreverde, e i colori della flora, dal rosa al celeste, rievoca “La Famiglia in Giardino” di Monet, ispirando la mente di chi procede sereno. La fortuna può baciare il cammino dando la possibilità di osservare daini e asinelli dal bianco manto, fino a giungere marciando all’Area Marina Protetta di Capo Caccia, circondata dal mare algherese, che si infrange sul roccione di punta.

…in Sardegna

Attraversando un territorio selvaggio tra asperità del terreno e difficoltà di orientamento, fra tratti di facile arrampicata e discese in corda doppia, sospesi tra il mare e imponenti falesie, si ammirano panorami mozzafiato che lasciano sensazioni che solo la Sardegna è capace di offrire.

Nel maestoso Supramonte della Barbagia e in Ogliastra tra i bellissimi ginepri e i lecci secolari, si attraversano sentieri alla scoperta di nuraghi e villaggi fino a giungere a “Su Gorroppu”: una gola affascinante di rara bellezza attraversata da piccole cascate e distese di ciottoli levigati dal passaggio impetuoso dell’acqua che indicano la via da percorrere. All’Argentiera, luogo molto suggestivo sia per la sua storia che per la natura nella quale è inserita, si percorre un sentiero sterrato che costeggia il mare. Si sale sempre più in alto, fino alla natura ancora più selvaggia, dove alberi piegati dal vento cercano di sopravvivere a quell’ostilità e il mare impetuoso si scaglia contro la roccia nella costa sottostante, mentre la montagna davanti a noi arricchisce un panorama unico e spettacolare.

…Ippovia “Costa-a-Costa”

Equitazione

Fonte: Ippoviesardegna.it

Per un’amante degli animali e della natura l’”ippovia Costa-a-Costa” è un’esperienza che solo un’isola come la Sardegna può offrire. Sin dalla partenza da Santa Maria Navarrese, nella Costa Ovest, la pura essenza del mare trasportata da una leggera brezza pian piano lascia il posto ai profumi di una terra incontaminata che solo chi vive può comprendere. Con il mare alle spalle si attraversano tortuosi sentieri; e tra vigneti ed uliveti, ci si addentra in boschi rigogliosi e selvaggi, alla scoperta di fiumi e ruscelli per poi lanciarsi al galoppo in praterie sconfinate seguiti solo dal volo di imponenti aquile. Fotografando con lo sguardo le costruzioni nuragiche nascoste da un verde rigoglioso e piccoli paesini di artigiani dove il tempo sembra essersi fermato, si giunge ad Est, a San Vero Milis, dove un imponente stagno è solo il preludio della presenza del mare increspato dal vento.

Al galoppo nel cuore dell’Isola

Sport completo ed energizzante. Accompagnati dall’essere più maestoso ed elegante; galoppate si alternano al trotto, percorrendo innumerevoli percorsi, dall’acqua salata dei mari mediterranei all’acqua dolce del Coghinas o del Baratz; dalla pianura del Campidano, costeggiata dalle colline, alle salite impetuose del Gennargentu. Sentieri sterrati o strade ciottolate, la passeggiata in sella al fedele cavallo, rende la tua esperienza unica. Al centro della Baronia, in provincia di Nuoro, gli alberi di pino, uno dopo l’altro, ombreggiano le colline con gradazione di verde che, dal più chiaro al più scuro, accompagnano il “fantino” verso uno scorcio di paradiso terrestre: la diga di Torpè. L’artifizio dell’uomo, creato per evitare l’esondazione delle campagne vicine, è stato ben adattato alle pendici naturali delle basse colline come se Madre Natura in persona l’avesse ideato. Attorno si vedono greggi di pecore di bianco puro pascolare felici e tranquille mentre mandrie di buoi riposano al fresco sotto imponenti querce da sughero. Questo è solo un esempio di un tipico percorso a cavallo, in compagnia o meno degli amici, con un solo obiettivo: godersi la natura sconosciuta alla ricerca di un perfetto equilibrio con l’affidabile destriero. Un esempio di percorso ricco di interesse è quello che viene fornito dalla Costa Smeralda. Si può optare per i ricchi entroterra galluresi, verso le aree più sconosciute tra Arzachena e la turistica Porto Cervo, inebriati dai profumi del rosmarino selvatico, del mirto e del lentischio; oppure, percorrendo acque smeraldine e strisce di spiaggia dove ammirare al trotto il calar del sole.  

Equitazione
Equitazione

…in Sardegna

Fare speleologia in una terra con un ricco patrimonio carsico come la Sardegna, in grotte, cunicoli o semplici anfratti è divertimento, ricerca, avventura e misurarsi con se stessi. Le emozioni sono senz’altro forti: paure, fascino della scoperta, pensiero di mettere i piedi dove nessuno è mai arrivato. Prima cercare un rapporto di armonia con l’ambiente, poi preoccuparsi di procedere senza far rumore, in modo lieve, senza lasciare nota del proprio passaggio. In lontananza il rumore dell’acqua rompe il silenzio, il respiro si affanna e il cuore palpita proseguendo verso il buio assoluto dove solo la pila sul casco ci mostra la via. Non si capisce dove ci si trova, il rumore dell’acqua con la sua impetuosità crea l’atmosfera. Addentrarsi in grotte completamente inesplorate ci fa capire come la natura sia imprevedibile e che sotto i nostri piedi c’è un mondo misterioso tutto da scoprire. Paradisi come le coste del Golfo di Orosei, con altissimi faraglioni a picco sul mare e calette nascoste dove esplorare la famosa grotta del Bue Marino; come il Supramonte, con le sue secolari foreste dove abbondano le cavità ipogee; come le montagne dell’Iglesiente, ricche di miniere, luogo sacro legato alla vita di centinaia e centinaia di minatori dove storie distanti un secolo si incontrano. Davanti a questi luoghi naturali, dove la purezza dell’ambiente è incredibile, ci si sente piccoli. Sono necessari tanti sacrifici per vincere le sfide e superare i traguardi con la passione per il silenzio dell’affascinante mondo sotterraneo, accompagnati dalla percezione che tanti luoghi sono stati scoperti ma che ne esistano altrettanti ancora da esplorare.

Per le strade della Sardegna

Si parte!

Sbarchiamo a Porto Torres con le prime luci dell’alba e la fresca brezza che giunge dal mare. Prima tappa Bosa, passando per Stintino e Alghero, una strada dove la natura selvaggia regna incontrastata rendendo il viaggio un’eccitante e fantastica avventura. Un’avventura che prosegue a sud tra le dune del Sinis e le miniere di Arbus fino a giungere, tra curve, saliscendi e un panorama a tratti mozzafiato, verso il mare di Villasimius, dove è d’obbligo contemplare una delle spiagge più famose come Porto Sa Ruxi. Ammirando lo spettacolo di un tramonto unico, si riparte verso Cagliari, direzione est, verso l’”orientale sarda”, uno dei tratti più leggendari dell’Isola. I chilometri che conducono a Dorgali sono una vera e propria magia motociclistica con curve e contro curve dalle geometrie più disparate, passando sotto tunnel scavati nella montagna fino a giungere a Cala Gonone. Anche qui, una sosta per tuffarsi nelle splendide acque cristalline incuriositi dalle famose cale che impreziosiscono questo tratto di costa. Lasciamo qui un pezzo del nostro cuore e ci dirigiamo a nord verso la Gallura tra graniti e sugheraie. Arrivati ad Olbia, siamo meravigliati alla vista di colonie di fenicotteri rosa, che leggiadri si librano nel cielo e, passeggiando sulle lunghe zampe, colorano il lago salmastro. Ci concediamo un tour lungo la costa per ammirare le spiagge protette dalla regale Isola di Tavolara verso quelle di Golfo Aranci sino ad arrivare a Cala Moresca, ultimo scoglio prima dell’orizzonte infinito. Guardando verso Figarolo, aspettiamo il tramonto e sorpresi ammiriamo il salto dei delfini in lontananza. Fortunati per questa rara visione e col “mal di Sardegna”, ripercorriamo la strada che ci porta ad Olbia, dove ci aspetta il traghetto per il ritorno a casa insieme ad un bagaglio di emozioni che non potremo mai più dimenticare.

Kitesurfing

L’emozione che si prova nel riuscire a controllare la potenza del vento con un aquilone, farsi trascinare nell’acqua, sentirla scivolare sul corpo, essere sollevati da una raffica, è fantastica. Guardare le onde, planarci sopra e poi volare, vedendole passare dolci ed allo stesso tempo aggressive sotto la tavola, per poi rituffarsi nel mare, è una passione che libera l’anima.

2000 km di costa attraversata da tutti i venti, nell’eccezionale spot delle Vecchie Saline nel nord est della Sardegna dove i venti predominanti sono il Levante e lo Scirocco; nel Golfo di Palmas, a sud, dove in spiagge poco affollate il maestrale soffia impetuoso.

Windsurfing

Non so cosa provoca esattamente ma è qualcosa di speciale, lo fai e ti senti libero. E’ come se si riuscisse a catturare un po’ dell’energia del mare. Fatto in qualsiasi condizione, in piena estate con il maestrale che soffia da Nord-Ovest con tutta la sua forza o con il freddo invernale che preserva il mare e le spiagge non segnate dal passaggio dell’uomo. In solitudine per contemplare l’orizzonte che solamente la Sardegna può offrire, o in mezzo agli amici per condividere ciò che gli occhi hanno ammirato. Planare sul mare della Sardegna lascia sempre la stessa sensazione: la felicità e la serenità d’animo. Windsurf è avere il vento nelle mani, allegria, conoscere nuovi amici, trascorrere le nottate in spiaggia davanti ad un falò; ci si scambia consigli e esperienze, adrenalina pura è l’essenza e non si può non raccontare. Non è una passione ma uno stile di vita. Uno stile di vita che insegna ad amare la natura; surfare in Sardegna è magia, spiagge deserte ed acque dai colori intensi, veleggiare accompagnati dai gabbiani mentre il solo rumore che si sente è quello della tavola che si infrange sull’acqua.

Windsurf
Windsurf
Windsurf
Windsurf
Windsurf

Surfing

Mentre stai cavalcando un’onda, mentre si è in acqua sulla line up ad aspettarla e quando si viene a conoscenza di una mareggiata, nasce qualcosa dentro di te che non capisci e che ti porta via. Si vede mare ovunque, solo in quel momento ti accorgi di essere in un’Isola, non puoi scorgere immense metropoli caotiche, ma vedi davanti a te un orizzonte infinito ed è in quell’istante che comprendi la fortuna che hai: relax, sorrisi e felicità. Da lì in poi nulla è più lo stesso, almeno fino a quando non senti il mare che ti accoglie e ti avvolge. Ogni onda è una storia da raccontare, perfetta o no, è tutto quello che un surfista desidera, cercarla per poi sfidarla. A Porto Ferro, spot migliore del nord ovest, aspettando la grande onda fino al tramonto e scivolare sull’acqua; un privilegio che non si compra ma si conquista.

Il “Pevero Golf Club” di Porto Cervo

Il Pevero Golf Club di Porto Cervo, progettato da Robert Trent Jones, è inserito nel contesto esclusivo della Costa Smeralda e offre la possibilità di affrontare tracciati difficili uniti alla bellezza mozzafiato del paesaggio circostante che ha permesso al Golf Magazine di classificarlo nella Top dei 50 migliori percorsi al mondo. Dotato di caratteristiche tecniche di eccellenza, il percorso di gioco, circondato da formazioni rocciose, laghetti naturali e da una macchia mediterranea che profuma di ginestra, ginepro e mirto, rende questo posto fantastico. Inoltre,  aver trasformato un tratto di costa affascinante e deserto in un paradiso golfistico senza infierire sull’ambiente, é stato ancor di più un miracolo. I green, i fairway e il rough non sono mai scontati, anzi sono stati pensati per emozionare e ispirare riflessione nel golfista. Giocare al Pevero significa privilegio: 18 buche, diciotto paesaggi da raccontare in cui mare, vento, pietra e profumi si fondono per dare all’ospite l’incanto di una vera e propria esperienza sensoriale. Ogni green e ogni tee è, mentre si aspetta il proprio turno di gioco, un punto panoramico da ammirare. Dal tee della buca 4, si intravedono oltre il Golfo del Pevero e la costa della Corsica: una suggestiva emozione che vi rimarrà fotografata in mente. L’unico rischio per i giocatori, è quello di sbagliare un tiro perché la vista e il panorama circostante sono talmente belli da distrarre l’attenzione anche del giocatore più concentrato.

Il “Chia Golf Club”

Presso il Chia Golf Club, a sud dell’isola, nasce il primo pitch & putt Italiano a 18 buche. Lo scenario del mare cristallino, la sabbia, le dune e le lagune offrono ai giocatori un ambiente che sembra quasi volerli accogliere. Divertente e adatto a ogni età, vengono proposte tutte le attrazioni e le difficoltà di un normale percorso di golf: stessa filosofia di gioco, stessa fisionomia del terreno con tees, greens, bunkers e ostacoli d’acqua.

Il “Golf Club” di Alghero

Lontano dai luoghi comuni che presentano il golf come uno sport esclusivo, il Golf Club Alghero sorprende per l’atmosfera cordiale e rilassata. 9 buche pitch & putt, ognuna caratterizzata da un essenza tipica della macchia mediterranea, corto ma insidioso, il percorso appassiona i golfisti abili e meno abili e privilegia la bravura nel gioco corto e la freddezza sul green. Continua a leggere

Il “Puntaldìa Golf Club”

Il Puntaldìa Golf Club completa il paradiso di S. Teodoro. Di buca in buca senza perdere mai di vista il mare, il percorso rappresenta al meglio entrambi gli aspetti del golf quali sfida sportiva e natura; 9 battaglie contro il vento nel contesto di un vero paradiso naturale. Immerso in piccole baie e insenature affacciate sulla costa,  con i suoi verdissimi green circondati da palmizi, permette di giocare a due passi dal mare, inondandosi il cuore dei colori del paesaggio circostante e del profumo di salsedine. Proprio al lato green della 9 c’è una spiaggia dall’atmosfera rilassante dove, finita la sfida, ci si può incontrare con altri appassionati, per condividere il proprio entusiasmo, per la spettacolarità e unicità delle buche e per l’emozione di giocare accompagnati dal vento e dal rumore del mare.

Il “Tanka Golf Club” di Villasimius

Il Tanka Golf Club rappresenta un’altra prestigiosa offerta nel panorama golfistico della Sardegna. La posizione del campo e delle sue buche permette di apprezzare la bellezza paesaggistica della baia di Villasimius. Il giocatore potrà godere di uno spettacolo unico e affascinante mantenendo concentrazione, tecnica e precisione quali presupposti necessari per affrontare le difficoltà del percorso. Il Tanka è il luogo ideale per rilassarsi e ritrovare le proprie energie ma soprattutto per giocare a golf in un contesto che sembra essere fuori dal tempo e dallo spazio. Per i golfisti alla ricerca di un percorso meno impegnativo, sono disponibili  campi da 9 buche e campi dove è possibile praticare il pitch & putt.

Fonte: Sardegna DigitalLibrary

“Is Arenas” Golf & Country Club Oristano

Con le sue diciotto buche, disegnato dall’architetto Robert van Hagge, l’Is Arenas Golf & Country Club, considerato dalla rivista specializzata Golf & Turismo “miglior green d’Italia 2012”, è situato all’interno di una pineta che si affaccia sullo splendido litorale della costa occidentale sarda, in una natura incontaminata, dove sport, discrezione e tranquillità regnano sovrani. Tutti gli elementi, quali dune di sabbia, foresta, acqua ed un clima eccezionale, costituiscono una perfetta combinazione per una esperienza unica che genera sensazioni difficili da spiegare con termini tradizionali. Molto impegnativo dal punto di vista tecnico, Is Arenas svelerà nuovi segreti alla vostra abilità di gioco.