In sella verso la “stella”

Nella maschera bianca de su Componidori o nei riti della benedizione dei cavalieri è racchiusa l’essenza della Sartiglia. Al corteo, gli uomini indossano il costume da festa e da fatica, la donna con il vestito da sposa e i bambini con gli indumenti che furono dei loro avi. Battono i tamburi al ritmo del galoppo, i cavalieri sono in sella al loro destriero e tra gli incoraggiamenti della folla e la polvere si lanciano verso la stella; solo il respiro soffocato dal cuore in gola per lo scintillio della spada annuncia il successo.

Tra gli applausi si avverte il ballo cadenzato e potente del passaggio dei Mamunthones; l’abito nero con sopra il mantello, le scarpe in pelle, sul viso una cupa maschera nera e sulla schiena tenuto saldo da cinghie di cuoio sa carriga, un grappolo di campanacci squillanti. Una sfilata a ritmo di danza, un giro a destra e uno a sinistra e, in perfetta sincronia, un unico potente frastuono. Un mix di paura e suggestione al passaggio di questi uomini mascherati quasi ipnotizza la folla che li osserva. Al loro fianco, gli Issohadores; giacca rossa e maschera bianca, in sintonia con i loro rumorosi compagni, silenziosamente lanciano un lazzo nella folla per catturare lo spettatore che ignaro assiste allo spettacolo. Gli sguardi attoniti dei catturati sono l’emblema di una festa che lascia a bocca aperta chi la vive da protagonista. Ci sono anche loro, i boes e merdules, volto coperto da una maschera a forma di bue gli uni e raffigurante un vecchio gli altri. La rabbia del merdule mentre rincorre il bue per frustarlo e poi catturarlo rappresenta la lotta tra l’istinto animalesco e  la ragione umana. Di contorno a questa battaglia “Sa Filonzana”che silenziosa cuce il filo della vita e lo taglia se colui che incrocia il suo sguardo non le offre da bere. Insomma tante maschere, tanti abiti e tanti sorrisi quante sono le persone che ogni anno affollano le vie e le piazze di Oristano per far rivivere le tradizioni di tempi lontani.

Fu quasi un secolo fa quando in onore del Re Umberto I venne organizzata la prima cavalcata. Ancora oggi è evidente il fascino di un tempo, culture e tradizioni che regalano l’emozione di una Sardegna colorata e misteriosa. Cavalieri e amazzoni partono da tutti i paesi dell’Isola alla volta di Sassari con indosso ognuno le proprie radici, i costumi colorati e impreziositi da gioielli e amuleti incantano il pubblico esattamente come avvenne tanto tempo fa. Per le strade suonano le antiche musiche, si balla e mentre le donne agitano le gonne e gli uomini lanciano le berritte, poeti e cantanti improvvisati intrattengono con ironiche trallalere in dialetto la folla che plaude alla tradizione e alla cultura di un popolo fiero di sé.

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Al Redentore in abito sardo

Emblema della passione dei sardi per la propria tradizione è la vanità, la fierezza e l’eleganza con cui sfilano in processione sfoggiando i loro costumi. Per gli uomini, per le donne e per i bambini, per i ricchi e per i poveri, ogni costume è il rappresentante di un storia diversa. Alla festa del Redentore ali di folla si aprono al passaggio di quelle stoffe dai mille colori sapientemente ricamate a mano e alla vista di quei gioielli ricchi di significati simbolici. I gioielli conservati dalle donne sarde vengono tramandati di generazione in generazione come oggetti sacri e preziosi. Si narra che fossero prodotti dalle fate con lo scopo di mettere in contatto l’uomo con gli dei per invocarne la grazia, mentre altri raccontano che fossero amuleti in dono ai neonati per sottrarli alle insidie del malocchio. Tutti richiami alla magia che questi “bottoni” racchiudono dentro di se. Le camicie sia maschili che femminili, rigorosamente di colore bianco, venivano realizzate fin dai tempi più antichi con il lino tessuto in casa; i copri capo, gli scialli, i pizzi, ogni particolare rende ancora più belle le giovani donne che lo indossano per le solenni ricorrenze. I bambini sono i veri protagonisti delle feste, il loro sguardo è rivolto al futuro, alla gioia di quei momenti indelebili, simboli di una tradizione che non morirà mai perché saranno loro, che in sella al proprio cavallo, porteranno la Sardegna verso nuovi orizzonti.

Sagra del Redentore a Nuoro
Lionzu
Filigrana argento e ossidiana

…alla terra

Il sole sorge sul Gennargentu, rivelando a chi impaziente “posta” sulle sue pendici la sua magia e i suoi colori. Una giornata di autunno, fra sentieri colorati dalle foglie e il profumo di rugiada, è una cornice sublime per chi in compagnia ricerca selvatici animali e pregiati prodotti offerti dalla terra Sarda. Il pensiero di gustare le carni di volpi e cinghiali accompagnate da pregiatissimi porcini o tartufi riecheggia nella mente di chi, scrutando i cespugli, attende la comparsa dell’animale. Per un attimo il cuore palpita quando questo esce allo scoperto inseguito dai “corsi”, ma con fermezza e precisione si preme il grilletto, e trovato ciò che si cercava si ritorna verso casa. Il rito del “porceddu” può avere inizio grazie a sapienti mani che lo adornano con mirto, timo e alloro in attesa che il fuoco sia pronto ad accoglierlo. Il fuoco prende vita, e alla sera illumina i volti di chi osserva sorseggiando “Iselis” color rubino, che giunto dalle cantine Argiolas, colora di rosso le gote e dona sorrisi agli ospiti impazienti. Il colore dorato della “cotenna” indica la fine della cottura e le carni tagliate e poste su un letto di mirto, sono adagiate su maestosi lembi di sughero. Portate in tavola, queste incontrano olive e salumi, che accompagnati dall’olio “San Giuliano”, deliziano il palato di chi famelico osserva le fumanti carni. I profumi invadono l’ambiente, mentre il palato gioisce al solo sfiorare le prelibate pietanze che subito svaniscono dalla tavola. A fine pasto, inebriati dai frutti di un’antica terra e coccolati da una fresca brezza che rilassa i sensi; sorseggiando un bicchiere di mirto sembra quasi essere pronti a tornate a tavola per continuare a gustare i sapori della Sardegna.

 

In “Vino Veritas”

Si dice: “in vino veritas”. In una bottiglia di vino c’è la verità, c’è la storia di una terra e della sua gente. Gente dal carattere forte i sardi, proprio come i vini e i liquori che producono; dal cannonau alla malvasia, dal vermentino alla vernaccia, dal mirto al fil’e ferru, ogni sorso è un emozione che si lega a ricordi di eventi passati, di persone conosciute o più semplicemente di attimi piacevoli. Lungo le strade di ogni paesino grandi cene, musica e degustazioni, tante ore di divertimento, di sorrisi e di tutto ciò di cui il buon vino è portatore: amicizia e convivialità. Da cantina in cantina, l’emozione del legame che si costruisce davanti a un calice, un legame fatto di sensazioni da condividere che non si può descrivere a parole. Stringendo tra le mani un bicchiere di cannonau si rimane estasiati dai profumi e dagli aromi e ci si ritrova catapultati all’improvviso lassù tra i vigneti del Gennargentu. Ogni sorso è una coccola per il cuore destinata ad allietare l’esistenza. Evolve, muta il suo profumo e il suo sapore nel tempo, il cannonau è vita, lasciate che sia “Lui” a parlarvi di sé. Lasciatevi catturare dai suoi profumi tra l’entusiasmo degli sguardi che si rincorrono felici e brindate alla Sardegna. Osservare il colore e l’aspetto di un buon vermentino nel calice al tramonto e poi sorseggiarlo gustando il suo sapore estasiante è un esperienza piacevole di ascolto dei sensi che gratifica l’anima. Dopo cena si vivono piccoli momenti di intensa felicità quando le gocce di fil’e ferru scendono in gola; lasciano una sensazione di calore, un brivido lungo la schiena. Un altro sorso osservando il loro lento ricadere sul fondo del bicchiere, fino all’ultima, ora la sensazione è di estrema leggerezza. Se si parla di mirto chiunque sorride e ricorda la Sardegna. Le mamme di una volta lo usavano per curare il mal di gola, oggi è una bandiera dell’Isola nel mondo. L’effetto gelato è un sollievo nelle calde giornate estive, in spiaggia o al bar con amici in sua compagnia è sempre festa.

I nuraghi stellati delle 7 sorelle: siamo fratelli delle pleiadi?

L’ultima rivelazione dell’isola dei misteri. Eh sì, perchè la Sardegna è la terra delle tradizioni ancestrali, dei misteri e della sacralità. Auguto Mulas ha appena pubblicato per la casa editrice Condaghes “L’Isola Sacra. Ipotesi sull’utilizzo culturale dei Nuraghi”. L’ipotesi è che piuttosto di avere funzioni esclusivamente difensive i nuraghi avessero uno scopo rituale e religioso. Le strutture disposte lungo la piana alluvionale di Torralba, ruotano attorno al meraviglioso castello megalitico di Santu Antine. Guardate bene la foto. E’ evidente come la disposizione dei nuraghi ricalchi quella delle 7 stelle principali delle Pleiadi. E se non fosse un caso?

Le Pleiadi e i Nuraghi

Fonti e altri link: Deneb Official, Tiscali, Cosmored.it, Fattaccio.org

Dal mare…

E’ quasi l’alba quando ci si accinge a lasciare il porto; si deve cercare di prendere più pesci possibili per la cena a terra della sera. C’è un silenzio assordante; intorno solo il rumore del rollio della barca e il fischio del mulinello che indica la cattura. Saraghi, qualche pagello, sarrani e donzelle: ”niente male!”. Direzione porto, con l’acquolina in bocca ricordando i sapori di quelle zuppe che le mamme sarde preparavano con il pesce appena pescato e con la speranza di riuscire a imitarle. Con grembiulino e coltello inizia l’opera: per antipasto un insalata di polpi, pescati ad Alghero, accompagnati da patate e sedano; come primo, un ottimo spaghetto con vongole e bottarga di Cabras; poi come secondo, saraghi e i pagelli appena pescati alla griglia e la speciale zuppa. Suona il campanello, gli ospiti impazienti sono arrivati. Dopo i saluti e i baci, una bottiglia di “Don Domè” apre le danze; gli antipasti sono già a tavola e mentre gli altri si accingono a gustarli, si prepara il primo con una nevicata di bottarga. Non è la mano del cuoco ma la freschezza e la genuinità di ciò che la terra dona, a dare una qualità superlativa alle pietanze che ogni giorno arricchiscono le tavole dei Sardi. Dal giardino, il profumo avverte che i pesci sono pronti; dopo averli poggiati su un letto di sughero, menta e rosmarino, la tavola li accoglie impaziente. Hanno ancora il sapore del mare e, accompagnati da un Vermentino, offrono al palato un’esaltante sensazione. L’atmosfera è magica, la luce della luna si riflette sul mare, l’aria che da lì giunge, rinfresca le menti inebriate dalla bontà dei cibi gustati, ed è così arrivato il momento della bevanda proibita: il fil’e ferru. Goccia dopo goccia, una sensazione di appagamento pervade l’animo, si chiudono gli occhi e si rinizia il viaggio sensoriale del gusto alla scoperta di nuovi prodotti mai provati.

…in Sardegna

Davanti a te la parete ripida di tonalità grigio chiaro, con vari appigli sui quali aggrapparsi e con un’imponenza tale da far rimbalzare il cuore violentemente. Prendi il primo grosso respiro e ti dai uno slancio verso l’alto. La roccia sulla quale ti poggi può cedere, il muscolo nel quale confidi può indebolirsi ma una corda ti tiene legato ed evita la caduta nel vuoto. Pian piano la vetta si avvicina col carico sulle spalle dell’enorme fatica sopportata. Giunto in cima, il tempo si ferma, e il cuore palpita dinnanzi ad un orizzonte che sembra non aver fine. Lassù l’amore sconsiderato per la natura, attraversata per giungere all’alta sommità, incontra il vento che con la sua violenza sposta le imbragature e mette a repentaglio l’equilibrio con difficoltà raggiunto; ora è possibile toccare, raggiunta la pace dei sensi, la bandiera dei quattro mori apposta lì tempo prima da coraggiosi compagni. Lo sventolare di quelle figure, ti accompagna nel seguire con occhi commossi tutto ciò che credevi di poter scorgere solo da un satellite: dalle contigue montagne che si dirigono verso il mare cristallino alle lontane spiagge dorate di impressionante bellezza. Invaso da mille sensazioni, non ti accorgi che oltre la stanchezza, a farti compagnia c’è la secolare costruzione: il nuraghe. Dall’alto, come un gabbiano nel cielo, sorveglia il mondo sottostante, come un anziano nonno che veglia sulla propria famiglia, e ti fa sentire protetto. In totale libertà, mentre respiri, una leggera brezza ti accarezza ed il sole ti scalda il viso con i suoi raggi. Ora che sei giunto in tale paradiso, vorresti non dover tornare indietro, ma il sole cala, lasciando spazio alle impazienti stelle… allora, fai un ultimo grande respiro e riparti, lasciandoti indietro un paradiso con la consapevolezza che in Sardegna nuove sfide ti attendono e che domani potrai scalare nuove vette per raggiungerne tante altre.

Il diario della Nonna

Gavina, donna d’altri tempi, amava cucire a mano gli abiti strappati e usurati del marito pastore, si interessava alla cultura e la sera leggeva i libri della nuorese Grazia mentre la domenica era solita intrecciare grandi ceste di vimini in compagnia delle chiacchiere delle amiche. Uso nella quotidianità di Gavina, sin dalla giovane età, era cucinare e preparare varie pietanze con le sue mani, senza l’aiuto di nessuno. Pranzi e cene erano i momenti in cui poteva mostrare le sue grandi abilità ma dava il meglio di sé durante le festività sarde, le sagre e il patrono del paese; infatti, ricercata da tutti, faceva le seadas migliori in tutto il circondario. Dorata e di giallo intenso come il sole, la seada col suo formaggio fuso è il simbolo della Sardegna nel mondo e lo è anche nel cuore di Salvatore che, cocco di nonna, era solito sostare lunghi pomeriggi a casa dell’anziana. Le serate a casa della nonna erano d’obbligo per Barore, così lo chiamava la donna dalle rughe segnate, ed insieme a lei carpiva gli insegnamenti che erano suggello delle innumerevoli leggende sarde. Salvatore mai avrebbe pensato che la nonna Gavina avesse un diario col lucchetto, nascosto nel comò affianco al letto ed incuriosito forzò l’apertura e iniziò la lettura. Pagina dopo pagina, capì che non era il diario dei segreti della nonna, neanche le lettere scambiate con un innamorato ma qualcosa di più prezioso: il diario delle ricette. Le ricette dei dolci sardi erano scritte con una chiarezza unica con indicate tutte le dosi, con annotato il numero delle persone che avrebbe deliziato, la magica preparazione divisa per fasi e affianco il modo migliore di assaporarla. Eccola lì, scritta come fosse un romanzo, la ricetta della seada posta lì al centro come per dividere il diario. “Piccole schiacciate di pasta e formaggio fresco passato al fuoco. Vengono fritte” così diceva l’autrice preferita di Gavina, Grazia Deledda, ed è il sunto perfetto per descrivere la preparazione. Salvatore concordava con la nonna che quando si gustava il dolce ci si ritrovava appagati in tutti i sensi: all’olfatto un profumo di miele intenso ricavato da api maestre, alla vista una palla rigonfiata e dorata con gocce che colavano sul piatto, al tatto sembrava essere morbida grazie al formaggio e croccante per i suoi lati spigolosi e al gusto una deliziosa conclusione di cene e ottime merende per i bambini.

La nonna di Salvatore, come tutte le nonne, custodiva gelosamente nel suo diario la ricetta. Un dolce apprezzato da tutti i visitatori di quest’Isola, rimarcando che un dessert così misterioso, tra il dolce ed il salato, fornisce benessere sensoriale ed amore per il cibo sardo. 

Settembre in vigna

Partecipare alla vendemmia significa rivivere l’atmosfera di allegria legata al rito della raccolta dell’uva. Il sole si affaccia dal mare e riflette la sua luce sulla brina appoggiata sui grappoli, è l’alba: in campagna si ammira la natura che si sveglia, il gallo canta, gli uccellini cinguettano liberi nel cielo e i fiori si aprono pronti a ricevere l’energia del sole. Ed eccomi qua al principio di un lungo filare con in mano le mie forbici tintinnanti pronto a tagliare; sono entusiasta di vivere la semplicità di un gesto di antica memoria che non avevo mai avuto la fortuna di provare. Un po’ nascosti dietro le foglie, altri ben affacciati al sole si presentano davanti ai miei occhi un’infinità di grappoli, tutti con forme differenti, li taglio e poi li raccolgo dentro la mia cassetta di legno. Il sole sale alto nel cielo, il caldo e la fatica iniziano a farsi sentire; decido di riposarmi un po’ all’ombra delle viti e mentre la mia mente vola avvolta dai profumi della terra sento la voce di Zio Antonino che urla: “Tutti a tavola!!!”. La festa continua: una lunghissima tavolata imbandita con prodotti tipici preparati da mani esperte, posta lì sotto un ulivo secolare, ci aspetta. Assaggio ogni cosa e ora che ho ripreso le forze sono pronto per la pigiatura. Ci togliamo gli scarponi, arrotoliamo i pantaloni all’insù e iniziamo a schiacciare l’uva nel tino. Tra gli sguardi che si incrociano vedo l’allegria e l’entusiasmo nell’ammirare la magia del nettare rosso formarsi. Il mosto continua a evolvere e lo travasiamo nelle botti; ora inizia la fermentazione, mi racconta zio Antonino, avvicino l’orecchio e sento il vino bollire. Tanto il tempo che deve trascorrere prima che sia pronto e tante le attenzioni dedicategli. Custodito e protetto all’interno della botte, il vino si trasforma fino a diventare il compagno con cui condividere momenti indimenticabili.

Mani Vendemmia
Uva

A pesca con Zio Mario

Fu una sera di settembre, quando insieme a Zio Mario e due amici ci preparammo a partire per una battuta di pesca. Con tutti i rituali che chi va per mare si porta dietro, mollammo gli ormeggi e via verso il sole, l’avventura ebbe inizio. Il mare è bellissimo e mentre si naviga un gruppo di delfini viene a giocare sulle onde create dalla scia, anche i gabbiani ci seguono, è come se fossi diventato protagonista di un sogno. Ad un tratto Zio Mario rallenta, guarda l’allineamento sulla costa e dice: “siamo arrivati! Ajo, butta le totanare in acqua”. Ci spiega che dobbiamo catturare prima l’esca viva e poi saremo pronti per la vera battaglia. Un semplice movimento quello da fare, tirando su e giù il braccio, far oscillare sul fondo l’artificiale per attirare l’attenzione del calamaro che, poco furbo, si avvicina incuriosito; ci gira intorno ma alla fine riesco a prenderlo, metro dopo metro sento il suo peso sulla lenza, un brivido mi attraversa la schiena, spero di non perderlo, è vicino. “Bravo!”, mi dice Zio Mario, lui che con la sua esperienza ne aveva già catturato sei, “bel calamaro, ora buttalo nella vasca e rilancia la lenza in acqua”. Dopo circa un’oretta, la vasca era piena di calamari e noi, fieri per il risultato, torniamo in porto per riposare un po’. Il giorno è arrivato, sulla barca bagnata dall’umidità della notte, ci accingiamo a preparare le canne. Mi sento carico, sono sicuro che catturerò un gran pesce. Direzione Sud-Ovest verso Mal di Ventre, la mattina il mare è calmissimo, lungo l’orizzonte si confonde con il cielo, sembrano una cosa sola. Mentre navigo cerco di farmi avvolgere da tutta questa pace e serenità che solo il mare con la sua immensa grandezza è capace di regalare. Arriviamo nella zona di pesca, lenze in acqua, c’è silenzio assoluto e solo il rumore del motore al minimo, Zio Mario concentratissimo scruta ogni particolare e si accorge che nei dintorni c’è qualcosa di grosso. Vediamo i tonni saltare fuori dall’acqua nella zona delle nostre esche, “ci sono!!”. I terminali delle canne ballano e all’improvviso il mulinello comincia a gridare. “Ha abboccato!”, la canna si piega quasi fino a spezzarsi, la afferro e, mentre vedo la pinna che tenta la fuga, inizia la battaglia. La tiro verso di me e avvolgo, una, due, dieci volte, ma alla fine il tonno è ancora lì e, forte e combattivo, si spinge verso il fondo. Nell’arduo scontro, continuo ad avvolgere, sembra che non arrivi mai, ma eccolo lì, 10 metri dalla poppa, come un vero guerriero che non molla mai, mentre si dimena lo tiro su a bordo, alla fine ho vinto io. Stremato ma felice abbraccio Zio Mario e lo ringrazio per la splendida emozione che mi ha regalato. Dopo la battaglia inizia la festa, rientrati in porto troviamo gli amici del pontile ad aspettarci con un fiasco di vino e la griglia già rovente. Un’atmosfera magica di convivialità e amicizia: i racconti di pescate conditi dal dialetto, un trancio di tonno, un buon bicchiere di vino e infine un brindisi alla Sardegna, terra capace di regalare emozioni forti da portare sempre nel cuore.

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Tonni

…in Sardegna

Un’esperienza rara! Vivere il mare con lo spirito di chi lo vive da sempre. E’ il pescatore l’unico depositario di un antico mestiere che racchiude tradizioni e cultura. Trasformarsi in pescatori provetti, tra sorpresa e divertimento, per provare l’emozione di salpare una rete o un palamito, per godere del fascino del mare di notte, dei chiarori di luna e dei fantastici colori del mare quando il sole spunta dall’acqua. Si viene catapultati in un’atmosfera magica e irripetibile, accarezzati dalla dolce brezza marina per vivere ritmi ed emozioni d’altri tempi. Con i tradizionali gozzi di legno dei nassaioli per la pesca dell’aragosta, e con i temerari corallari, si scoprono i segreti delle profondità marine e si sente il profumo dell’”oro rosso”appena pescato. Assaporare a bordo i piatti preparati da mani sapienti come quelle dei marinai sulla base di antiche ricette, esalta ancora di più il gusto di quest’avventura. Da Stintino guardando l’Asinara dai bianchi fondali, a Sant’Antioco oltrepassando l’arco naturale, fino a giungere a Nord-Ovest nelle acque olbiesi con occhio rivolto alla regale Isola di Tavolara; in ogni porto e lungomare della Sardegna, ovunque esso sia, troverai sempre l’occasione di vivere quest’entusiasmante esperienza.

Una vela per solcare il cielo

Il volo libero in Sardegna permette di esplorare altre dimensioni. Studiare il tempo con attenzione  ed emozionarsi alla scoperta di una nuova vetta dove disporre la propria vela in attesa del momento giusto. Prendere la rincorsa e salire le scale verso il cielo, portati dal vento per accarezzare le morbide nuvole e godere di un panorama che toglie il fiato. Decollare da Sa Palitta sulla costa di Bosa, volando verso Alghero insieme ai grifoni che indicano il cammino o sorvolare il Mont’Albo in direzione Siniscola per poi atterrare sulle bianche spiagge della costa Est. La Sardegna incontaminata rende indimenticabile il volo da Punta Orotecannas o da Monte Pisaneddu verso la pianura di Planu Campu Oddeu mentre acque cristalline illuminano e colorano il percorso iniziato sulle dune di Scivu. In lontananza il sole cala e un mare increspato dona un nuovo volto all’anima; con il vento sul viso si inizia la discesa e giunti a terra un sospiro di sollievo e malinconia segna la fine di una magica giornata. Tornando a casa, mentre il pensiero è già rivolto al prossimo decollo, dal semplice sorriso di chi ha vissuto un sogno fra le nuvole, si capisce che l’Isola ha preso un posto nel suo cuore e che tanti altri voli doneranno in futuro nuove emozioni.

In volo con il tuo aquilone

Riscaldati dai raggi del sole, il viaggio inizia alla scoperta della terra Sarda; per raggiungere i tetti dell’Isola scrutando, come antichi saggi, il volo degli uccelli, in attesa di un segnale. L’incertezza e la paura iniziale lasciano spazio a un sorriso e alla voglia di volare quando sotto la tua “ala” sei pronto a partire. Nella corsa verso il cielo, il tempo si ferma e il cuore palpita fino a spiccare il volo e ritrovarsi in un attimo sopra le nuvole. Mentre il vento ti porta con sé, la tua ala flessibile, guidata dal peso del corpo, ti ripara dai raggi del sole e ti permette di ammirare e immortalare, il fantastico paesaggio davanti ai tuoi occhi. Dalla Costa Nord alla Costa Sud, il “paradiso Sardegna” regala agli aquiloni in volo percorsi mozzafiato. Spiccare il volo dalla cima del Santu Padre, per poi atterrare nel vicino paese di Bortigali o seguire la catena del Marghine per vedere dall’alto i numerosi resti dell’antica civiltà nuragica. Volare a Ovest, sul selvaggio promontorio della spiaggia di Poglina, fino a Cala Sabba Durche a due passi da Bosa, dove in ripide pareti sul mare cristallino, dimorano maestosi grifoni. Guardare dall’alto i cavallini della giara al galoppo o addentrarsi tra le impervie montagne del Sulcis-Iglesiente alla ricerca di Nebida, antico borgo di minatori,  ammirando il bianco calcare del Pan di Zucchero per poi iniziare la discesa verso il mare, che ti attende a fine volo, per donarti la vista di un tramonto che rimarrà impresso nella tua memoria.

Il mistero che affascina tre continenti

Le statistiche sulla presenza dei visitatori nei musei della Sardegna nel 2010 si sono tinte di rosso. Quasi tutte le strutture hanno registrato un poco piacevole segno meno. Per fortuna, c’è stata qualche eccezione che non segue questo trend negativo. È il caso del museo etnografico Galluras di Luras. A dir la verità, anche il 2009 fece segnare un buon incremento rispetto all’anno precedente. Ma il 2010, anno di pubblicazione del romanzo di Michela Murgia Accabadora, ha fatto di meglio: più 18,20 per cento di presenze. «E’ stato un anno ottimo – ha commentato Pier Giacomo Pala, proprietario e direttore del museo – abbiamo registrato un incremento di oltre seicento visitatori rispetto al 2009». Hanno varcato la soglia del museo diretto da Pier Giacomo Pala ben 4.631 visitatori, contro i 3.503 del 2009, cioè 635 in più. Una media di 386 visitatori mensili. I picchi si sono registrati nei mesi di maggio (oltre 971 visitatori), settembre (718) e agosto (quasi 600). Seguono i mesi di giugno e luglio. Nel periodo estivo la media è stata di una ventina di accessi al giorno, con il picco massimo di 83 (la vigilia di ferragosto). «Arrivano in gruppo – spiega Pala – ma moltissimi anche individualmente». Il 63 per cento sono italiani, ma un buon 37 arriva dall’estero. I più numerosi sono i francesi, seguiti dai tedeschi, inglesi, svizzeri e americani. Nel registro delle firme si leggono nomi provenienti da tre continenti e 24 paesi del mondo: Europa (Spagna, Grecia, Svezia, Polonia, Romania, Slovenia, Russia, Belgio, Olanda, Malta, Norvegia, Biellorussia e Danimarca), Asia (Filippine e Corea del Sud), Americhe (Canada, Argentina, Guatemala e Brasile). Tra gli italiani, invece, il 47 per cento è rappresentato dai sardi e il 53 per cento arriva dal resto della penisola. I più numerosi sono i lombardi (10 per cento), i piemontesi (8), i toscani (6) e i laziali (5). Il museo attira sempre di più. Saranno gli ambienti ricostruiti come una volta. I 5mila reperti originali che vi sono esposti, l’aria di passato che si respira e, soprattutto, il martello della femina agabbadòra, la donna che, nell’antica tradizione sarda, praticava l’eutanasia.

Fonte: www.edicola.unionesarda.it

Il Martello della Accabadora tra gli oleastri millenari

LURAS. L’accabadora, conosciuta fuori dall’isola grazie al racconto di Michela Murgia, non è affatto un’invenzione letteraria. Nei piccoli centri dell’entroterra hanno vissuto realmente donne incaricate di porre fine alle sofferenze dell’agonizzante sul letto di morte. Il museo di Luras, non a caso, conserva una testimonianza storica molto importante: il famoso martello che nel passato, secondo un’antica tradizione, veniva usato da “sas accabadoras”: si tratta di un ramo di olivastro lungo 40 centimetri e largo 20, dotato di un manico nodoso e ricurvo verso l’interno.

Il museo è situato sulla via principale del paese in una tipica abitazione dell’alta Gallura. Si tratta di un edificio articolato sui tre piani, accuratamente ricostruiti nel rispetto degli ambienti tipici della cultura locale tra la fine del Seicento e la prima metà del Novecento. Vi trovano sistemazione oltre 4mila reperti, tutti provenienti da quel mondo nascosto e semisconosciuto delle antiche tradizioni: c’è spazio per gli strumenti legati alla viticoltura, all’agricoltura e alla pastorizia. Non mancano ovviamente i locali dedicati alla lavorazione del sughero, vero esempio di sviluppo in questo angolo di Sardegna. Tra le varie attività del museo c’è il laboratorio didattico dei “giogus antigus” nel quale i visitatori vengono coinvolti in maniera attiva nello svolgimento dei giochi e nella realizzazione dei giocattoli grazie anche a un esperto artigiano insegna a costruire in modo semplice e interattivo i giocattoli, spiegando le tecniche ed i segreti per la realizzazione di quelli più complessi e approfondendo il ruolo che questi oggetti ricoprivano nella vita quotidiana.

Tratto da: La Nuova Sardegna, Sardegna Blogosfere

In viaggio con Grazia Deledda

“E’ trascorso quasi un secolo da quando con i suoi scritti, Grazia Deledda, ha iniziato a far conoscere la Sardegna in tutto il mondo, ed oggi i paesaggi d’autore a Lei ispirati sono un’occasione per ripercorrere le tappe del suo viaggio letterario , invitando il turista a scoprire i ritmi lenti, le atmosfere autentiche e gli aspri paesaggi di una terra antica….i luoghi, l’enogastronomia e l’artigianato dei paesi della provincia di Nuoro hanno fatto da scenario alle parole dell’unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura.

Attraversando “i paesi deleddiani” incontrerete strette viuzze lastricate e case di pietra con accoglienti cortili, assaggerete una cucina fatta di ingredienti semplici e genuini che profuma della cultura millenaria di questi luoghi, scoprirete le botteghe dove gli artigiani praticano antichi mestieri, elementi di memoria autentica, che tratteggiano gli itinerari tra luoghi sacri, candide montagne e tradizioni che si sono tramandate sino a noi…” Con queste parole, l’Assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Spettacolo della Provincia di Nuoro, dr. Roberto Cadeddu, ha presentato alla stampa il Progetto “I Paesaggi d’Autore – Itinerari deleddiani”. Un viaggio che ha fatto scoprire a sei giornalisti specialisti del settore, lungo le tracce della scrittrice nuorese, l’articolata offerta turistico-culturale-gastronomica e tradizionale della provincia di Nuoro. Il mondo agro-pastorale di Nuoro e della sua provincia, la gastronomia, i miti, le leggende, l’arte, l’artigianato sono descritti con dovizia di particolari nella produzione letteraria della celebre scrittrice sarda. E’ un territorio ancora poco conosciuta dalla maggior parte dei turisti italiani che si recano in Sardegna soprattutto.  per il suo splendido mare e non sanno che la Sardegna vera, autentica, genuina non è sulle spiagge dei Vip ma nell’entroterra.

Il viaggio inizia con la visita al Santuario di San Francesco che si trova a circa 2 km da Lula, edificato alla fine del 1500 , posto all’interno di un recinto che accoglie anche le “cumbessias”, piccoli edifici nei quali vengono ospitati novenanti e pellegrini. Il pomeriggio si prosegue per Bitti un comune di 3481 abitanti a 38 km da Nuoro. Le origini del paese risalgono molto probabilmente ad una mansio romana posta in una località sulla strada che collegava Cagliari ad Olbia. Bitti è presente in alcuni romanzi della Deledda dove cita la Chiesa di San Giovanni (Colombi e sparvieri) e il Santuario di Nostra Signora del Miracolo (Canne al vento). Ha suscitato molto interesse il Complesso Nuragico di Su Romanzesu uno dei più importanti complessi abitativi e culturali della Sardegna nuragica. Imperdibili la visita a due Musei: quello della civiltà pastorale e contadina che offre un prezioso viaggio nella memoria tra strumenti di lavoro d’altri tempi, oggetti della vita quotidiana  di pastori, contadini e massaie che sono esposti  in una casa che riproduce fedelmente lo stile e l’architettura delle antiche abitazioni bittesi e il Museo multimediale del canto a tenores, un tipo di canto presente esclusivamente in Sardegna,  proclamato dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità. Il canto è realizzato da 4 voci maschili: basso, baritono, contralto e voce solista. Ultima tappa della prima giornata è stata Fonni, un comune che si trova a 1000 m. sul livello del mare alle pendici del Gennargentu. E’ il paese più alto della Sardegna e dotata dell’unica stazione  sciistica dell’isola. Fonni è ampiamente citato dalla Deledda in “Cenere” dove descrive con cura il centro abitato, il Santuario della Vergine dei Martiri, il Convento di San Francesco e l’Oratorio di San Michele risalente alla metà del XVII sec. Il secondo giorno è tutto dedicato a Nuoro, alla scoperta della cultura della città natia di Grazia Deledda che così la descrive:”Nuoro è senza dubbio la più caratteristica delle città sarde. E’ il cuore della Sardegna, è la Sardegna stessa con tutte le sue manifestazioni…..(da “Tradizioni popolari di Nuoro”)….. l’interno del paese è di una primitività più che mediovale, con strade strette e mal lastricate, casupole di granito con scalette esterne, cortiletti, pergolati…(da “Tipi e paesaggi sardi”)”. Nuoro si estende ai piedi del Monte Ortobene, su un altopiano granitico a 549 m. sul livello del mare. La visita della città permette di prendere contatto con la ricchezza culturale e con l’alta creatività popolare espressa dai nuoresi soprattutto nell’Ottocento e nel Novecento. Momento clou di questa seconda giornata è stata la visita alla casa natale di Grazia Deledda ( trasformata in Museo Deleddiano) situata nel centro del quartiere storico di San Pietro. La casa conserva intatte le strutture e la cucina rustica con gli utensili di uso quotidiano. All’interno del Museo vi sono numerosi documenti e oggetti appartenuti alla scrittrice. Di grande interesse anche il Museo del costume e delle tradizioni popolari situato in un complesso alle pendici del colle S.Onofrio. All’interno sono conservati, oltre alla spettacolare collezione di abiti tradizionali sardi, maschere festive e religiose, prodotti artigianali agroalimentari e gioielli. Tra le chiese visitate, spiccano la Chiesa della solitudine dove riposano le spoglie della Deledda, la Chiesa di nostra Signora del Monte, la Cattedrale di Santa Maria della Neve e la Chiesetta di Valverde, una piccola chiesa rurale a meno di tre chilometri da Nuoro. Un trekking tour ha caratterizzato la terza giornata con un’escursione fatta in parte in fuoristrada e parte a piedi nell’area di Oliena al monte Supramonte. Oltre 50 kmq di bianco calcare nascondono un paesaggio unico al mondo. Uno scenario lunare che ospita una flora e una fauna endemica che si è saputa conservare nel tempo. Foreste di lecci, fiumi, grotte e pinnettos nascondono leggende e segreti gelosamente custoditi dai pastori che ancora oggi abitano la montagna. La mattina della quarta giornata è stata dedicata alla visita di Llove (dove è ambientato il romanzo “La madre”), una frazione di Nuoro. Si tratta di un antico borgo che era stato quasi del tutto abbandonato ma da alcuni anni è stato pienamente rivalutato. E’ abitato da poche famiglie ma le sue case di pietra si popolano ad ottobre, in occasione della sua rinascita annuale per rivivere l’atmosfera d’inizio 900. Nel pomeriggio visita di Galtelli, sede di Diocesi fino alla fine del 1400, conserva significative testimonianze dell’antico splendore. A Galtelli è ambientato il romanzo più famoso della Deledda “Canne al vento” dove vengono descritti il paese, il Monte Tuttavista e le rovine del Castello di Pontes. Nella casa delle Dame Pintor, ubicata al centro del paese, la scrittrice fu ospite e trasse ispirazione per scrivere “Canne al vento”, nel quale vi è un’accurata descrizone della casa e delle dame. Nello stesso romanzo si parla anche della Chiesa di San Pietro, impreziosita da affreschi mediovali oltre che da numerose opere di legno policromo. Splendida è la “Casa Marras”. E’ la sede del Museo etnografico e riproduce la tipica casa padronale settecentesca; contiene numerosi oggetti e strumenti legati alle attività artigianali proprie della civiltà agro-pastorale. L’ultimo giorno visita del centro di Orosei situata sulla costa orientale della Sardegna. Il Quartiere di Palattos Betzos è costituito da un complesso di strade che si stende al centro del paese attorno alla torre, unico avanzo del castello costruito dai giudici di Gallura. Bellissime anche le molteplici chiese tra le quali spiccano la Chiesa di San Giacomo, la Chiesa del Rosario, la Chiesa delle Anime, e il Santuario di Nostra Signora del Rimedio. Dulcis in fundo la visita in fuoristrada alla meravigliosa Oasi naturalistica di Bidderòsa dove si alternano spiagge (Su Barone, Osala, Cala Ginepro, Sas Linas, Sa Curcurica) e spioventi alture rocciose. Un viaggio nella provincia di Nuoro rappresenta un’esperienza indimenticabile per la ricchezza del territorio, per i siti archeologici, per i paesaggi fantastici quasi irreali, per la gastronomia ricca di mille sapori ma soprattutto per la gente che si incontra. Un viaggio ideale per il turista che cerca qualcosa di più del solito.

 Antonella Fiorito

Per soddisfare altre curiosità:

Il cammino delle parole: I luoghi narrati da Grazia Deledda

I “writers” Sardi

Visitando tutta la Sardegna e i suoi 379 comuni, ricchi di tradizioni, cultura, produzioni tipiche, sagre ed eventi, è possibile addentrarsi in un museo a cielo aperto: la presenza dei murales sardi fornisce vita ai paesi talora spopolati. I “writers” sardi sono pittori di strada o professionisti che si dilettano nel dipingere i muri con tematiche agro-pastorali cercando di trasmettere le arti ed i mestieri del tempo passato e le sopravissute nel presente. Donne vestite con costumi tipicamente sardi, col fazzoletto che cinge il loro capo, sul quale trasportano una cesta di vimini ripiena di ogni bene. Uomini con sa berritta, seduti su una panca e intenti a dialogare con gli anziani del paese, bambini di ogni età che giocano rincorrendosi per la piazza, l’anziana signora che sistema la lana delle pecore in una cesta mentre cavalli sorseggiano l’acqua della sorgente, queste non sono solo scene di vita ma istanti catturati da occhi attenti per poi essere dipinti sulle facciate di case e chiese. Girare per paesi così variopinti, con queste opere d’arte che ti accompagnano per viottoli stretti e ricurvi e per le piazze grandi dove si svolgono i mercatini, regalano un tuffo nel passato e una visione del presente imparagonabile.

 

Fonte: Murales Sardegna

Mamma, ho accarezzato uno squalo!

 “Mamma, ho accarezzato uno squalo!” (Samuele, 11 anni). L’ennesima bugia per attirare l’attenzione? No, è tutto vero! Samuele è solo uno dei tanti bambini che hanno provato l’emozione di immergere le mani in acqua per sfiorare ricci, stelle marine, razze e squali!  Sono decine, infatti, le famiglie che ogni giorno visitano la suggestiva vasca tattile dell’Acquario di Calagonone (Dorgali). Il percorso espositivo, con le sue 25 vasche, offre la possibilità di fare un tuffo tra le specie tipiche del Mediterraneo, con una piccola eccezione: la sala dedicata ai mari tropicali, dove assistere all’elegante danza delle “damigelle tropicali”. E, ammesso che ve lo conceda, potrete chiedere un ballo a Giuliana, il trifone viola che “volteggia” tra le acque blu della struttura. Simpatici gamberetti, bizzarri pesci pagliaccio, tonni rossi diafanizzati: sono solo alcune delle specie che vi accompagneranno in una giornata decisamente fuori dal comune. E per i più tecnologici c’è il Cinema 5D: il “circo del futuro che mescola tecnologia laser, animali mai visti in un circo e scherzi da clown per un completo e divertente coinvolgimento di tutta la famiglia”.

“Un’oasi nel deserto”, “un gioiellino”, “una piacevole sorpresa”: così lo definiscono i viaggiatori di tripadvisor. Facendo rotta verso il “grande blu di Dorgali” anche voi potrete vivere l’emozione di immergervi assieme ai suoi abitanti e portarvi a casa il ricordo di una giornata indimenticabile.

…dal Nord-Ovest al Nord-Est

Il conoscitore di queste acque, sa che nei pressi di Alghero, si possono ammirare suggestivi coralli rossi; immerso in queste aree, l’abile sub, con compagnia al seguito, mostra loro come avvicinarsi ai siti pregiati dal calcareo corallo. Tra le esilaranti riviere, che completano un fondale già ricco di specie, vagano indisturbati pesci pagliacci tempestati di colori che nulla hanno da invidiare ad un cielo stellato. Nuotando con gli amici si ricorda dei fondali dell’Isola di Tavolara e del Golfo di Orosei, costa Est, dove, tra granitiche rocce e oscure cavità, incontaminati e tranquilli esseri acquatici trovano rifugio. Impresso nella sua memoria è il raro incontro con tartarughe marine, che come anziane sagge, vagano calme nelle protette acque. Il ricordo viene cancellato da un brusco ritorno alla realtà: si è alzato un forte vento di maestrale, la compagnia di amici viene mossa da una parte all’altra in balia delle onde. E’ tempo di tornare in superficie ricordando che in Sardegna qualsiasi fondale in qualsiasi area è denso di storia e natura in sintonia tra loro.

 

Stintino
Golfo Aranci

…al Sud-Ovest

Voglioso di nuove emozionanti scoperte, l’ormai provetto sub si dirige verso Ovest in direzione di Capo Carbonara. Ora, non può più accontentarsi dei racconti, vuole toccar con i guanti. Alla Secca di Santa Caterina, equipaggiato come non mai, si cala nel mare smeraldino. La superficie così chiara ed incontaminata dei primi metri d’acqua, lo aiuta a scorgere in lontananza elementi straordinari: i famosi variglioni di Serpentara. Scendendo in profondità, il sub viene accompagnato dal rosso acceso delle gorgonie, da banchi di orate di oro ambrato, da muggini con coda perlata e da cernie di un marrone deciso. Immersa in tale splendore, l’antica Nave dei Cavoli, ricoperta di spugne, vi trova rifugio; prima percepita come estranea a quel mondo, ora dimora per un’infinità di specie. In questo viaggio fantastico in cui le bombole non hanno limiti e le forze sono sovraumane, il sub-pesce si dirige verso ovest a nuoto. Raggiungendo Cala Verde, nota il nero fondale sprofondare negli abissi; solamente la sua esperienza può condurlo così in basso, tra reperti archeologici d’epoca romana piantonati sul fondo e rocciose pareti sulle quali appoggiarsi per capire in che direzione orientarsi. Sguazzando verso l’ignoto ecco dinanzi la famosa Secca del Candeliere e le sue monumentali guglie granitiche su cui si adagiano piccole stelle marine di un rosso purpureo. Le bollicine d’aria che escono dagli erogatori sviano il nuotare di ricciole, pesci palla e barracuda che osservano diffidenti il nuotatore. Rivolta la testa in alto, si rende conto del colore scuro del cielo: è tempo di risalire. Si avvia con aleggiare tranquillo verso la superficie, quando con sguardo verso ovest scorge una cernia bruna. Esemplare unico nel suo genere, attira l’attenzione del sub che inizia la rincorsa, all’ultimo colpo di pinna, cercando di raggiungere il pesce e capirne la direzione. Nell’inseguimento, si distrae per controllare l’orologio subacqueo e alla vista dei 40 metri, si rende conto di essere in un paesaggio diverso da quello di partenza dove profondi canyon, intervallati da fondali sabbiosi, regalano una fotografia suggestiva da condividere. Il sub ormai in balia delle proprie emozioni, zigzagando verso la superficie, capisce che la sua giornata volge al termine e il ritorno al mondo terrestre è accompagnato dalla speranza di rivivere questi angoli di Paradiso nel mondo dei sogni.

…in Sardegna

I luoghi irrinunciabili per gli appassionati si spalmano su tutto il territorio della Sardegna, da Nord a Sud, dall’Arcipelago della Maddalena all’Isola di Tavolara, dall’Isola dell’Asinara a Capo Caccia, dalla Penisola del Sinis a Capo Carbonara. Una maschera, le pinne e il boccaglio ti regalano ciò che ti offre la Sardegna: un paesaggio da urlo. Acque d’azzurro intenso e di cristallina composizione consentono l’accesso ai fondali di sublime esplorazione. Fondali lontani sono costellati di molteplici colori, dal rosso purpureo al verde illuminante; attorniati da piante marine, da rocce granitiche di un intenso grigio scuro e da banchi di pesci che aleggiano tranquilli nel loro habitat incontaminato. Un salto nel blu sempre più scuro, equipaggiati come astronauti per ammirare un mondo così vicino al nostro ma allo stesso modo così diverso ed ignoto. Fauna curiosa si avvicina, quella diffidente si confonde nei colori dei fondali; al contrario, la flora colora le rocce e spunta dalla sabbia. Ma è già tempo di risalire nella propria realtà verso quello specchio d’aria che separa i due mondi. Arrivati in superficie, tolta la muta, l’unico pensiero che permane nella mente è il bisogno di condividere un’esperienza indimenticabile tra le acque della Sardegna.

…in Sardegna

Sali a bordo! Ascolta il sibilo del vento che gonfia le vele e il rumore della chiglia che solca le onde, osserva il cielo, senti il profumo del mare puro, nessun ostacolo, nessun limite, solo l’infinito. Tutto questo è la vela, con le giornate di calma piatta, di brezza o di vento forte, di burrasca o tempesta; il viaggio significa spingersi oltre, assaggiando, virata dopo virata, le emozioni ed il senso di libertà che solo questa navigazione può dare. Nella costa Nord Occidentale dalla selvaggia Isola dell’Asinara, veleggiando verso Sud, si affaccia la città catalana di Alghero dove, protetti dal promontorio di Capo Caccia, trovano riparo le migliaia di naviganti stanchi dalla lotta contro il maestrale. Più a sud, verso Mal di Ventre e le sue rocce granitiche e calcaree per poi ammirare le spettacolari Dune di Piscinas con i suoi tre chilometri di “deserto” sul mare; in direzione di Capo Teulada, dove è impensabile non immergersi in acque dai fondali magici. Nonostante la stanchezza e il desiderio di restare, il vento invoglia a continuare l’avventura e cosi fra le onde filiamo veloci lungo la rotta orientale dell’Isola alla ricerca delle spiagge deserte tra il Golfo di Orosei e l’oasi di Tavolara. Con il vento in poppa veleggiare ancora più a nord dove uno dei tratti di costa più imponenti del Mediterraneo rivela al navigante i segreti di un paesaggio senza tempo. Altre migliaia di foto scattate con la memoria, nell’Arcipelago della Maddalena dove il vento non manca mai e il mare con i suoi colori non lascia indifferente nessuno. La famosa Cala Coticcio e la splendida Cala Lazzarina, sull’Isola di Lavezzi, sono luoghi incantati raggiungibili solo dal mare dove si può ammirare un tramonto da favola con il sole che cala proprio sulle Bocche di Bonifacio. Il viaggio continua verso Stintino tra eccezionali ridossi in cui passare la notte ammirando il chiarore delle stelle, fedeli compagne, in un viaggio fra i mari della Sardegna.

Vela
Vela

…in acqua salata

Attorniata dal mar Mediterraneo, l’Isola è meta ideale di canoisti: acque che si infrangono sulle coste e piccoli fiumi che attraversano l’interno boschivo. Si percorrono piccoli percorsi creati dalla esperienza e dalla natura, regina incontrastata di questo unico Paradiso. In qualsiasi spiaggia in cui si è diretti, un gabbiotto in legno colorato apposta una scritta “noleggio canoa-kayak”, ci si guarda intorno e, alla vista di quello scorcio di mare incastonato tra ammassi di rocce, l’unico pensiero è “si può fare”. Si noleggia l’attrezzatura, si spinge l’imbarcazione verso acque sempre più profonde che mantengono ancora quell’azzurro-blu via via più scuro. Braccia forti e instancabili ruotano costantemente e ritmicamente, aiutando il corpo in un percorso che sembra non aver fine. Gli schiaffi del remo sull’acqua schizzano di tanto in tanto sul viso e sul salvagente rinfrescando la pelle bronzea. Virate brusche a destra, segnano il pericolo evitato e concedono agli occhi di volgere lo sguardo altrove, dove sugli isolotti, i gabbiani si asciugano in tranquillità scrutando l’orizzonte in attesa di prendere il volo verso altri cieli. Il pericolo di spingersi così lontano, andando incontro a traghetti, è insito nei cuori, ma è alta la frenesia di scoprire calette e grotte esposte al sole dove poter rilassare le braccia stanche dal lungo vogare. Si prende coraggio, pagaiata dopo pagaiata, sovrastati dal volo taciturno di grifoni e di falchi pellegrini, verso l’orizzonte ormai rosso dal tramonto e, costeggiando le falesie, si assapora la solitudine nella quale si è immersi, in sintonia con la natura, il mare e se stessi.

…al Sud

Nel sud-est cagliaritano, il parco regionale di Molentargius, fornisce nuovi volti al nordic walking. Il passo rallenta alla vista di bacini dolci e salati, che costeggiano la pianura di Is Arenas, dove nuvole rosa di fenicotteri si alzano in volo e colorano il cielo. Sentire il rumore dell’acqua al boccheggiar dei pesci o l’adagiarsi delle foglie che recidono il legame con l’arbusto, è una colonna sonora da condividere con i compagni di avventura sentendo l’energia della terra sotto i propri piedi.

…al Centro

Ogni luogo in Sardegna può appagare a pieno gli amanti di questo sport. Lasciandosi il mare alle spalle, accompagnati dal vigile volo di falchi pellegrini e seguendo sentieri scoscesi, che portano alla vista di paesaggi sconfinati ci si addentra nel cuore dell’isola. Un cuore che offre meraviglie a chi marciando lo attraversa, ritrovandosi in un attimo, giunto a Tiscali, fra i resti di un’antica civiltà. Confidando nei fedeli compagni di viaggio si procede alla scoperta, osservando da lontano cervi e cinghiali e rimanendo increduli di fronte alla purezza di un paesaggio, dove Farfalle Pupilio riposano su distese di fiori rosa. Attraversando boschetti di eucalipto lontano dallo sguardo del sole, si incontrano sorgenti cristalline provenienti da montagne vicine, che dissetano e donano freschezza, a chi, col pensiero, è già nuovamente in cammino. Ripreso il cammino, ci si sente piccoli, alla vista di betili e tombe dei giganti che dominano il paesaggio, mentre cavalli al galoppo si aggiungono a un tramonto che tinge di rosso la Piana della Giara. Col favore degli ultimi raggi, prima di ripartire verso nuovi sentieri che ad ogni passo regalano una diversa emozione, si prosegue alla scoperta di paesini nascosti e ricchi di tradizioni, per sentire i profumi di un’antica terra e i racconti di storie lontane, narrate da longevi pastori nelle “Zone Blu” della Sardegna.

…al Nord

Nordic Walking in Sardegna vuol dire avventura. Rileggere se stessi durante il cammino imparando ad ascoltare la natura per cogliere a pieno la sua purezza. Dai pascoli innevati ai prati in fiore; dal sole cocente frenato dagli alberi alla caduta delle foglie; il cammino verso paesaggi incontaminati rigenera e colora l’anima di chi lo affronta. I bastoni compagni di viaggio, sostengono e coinvolgono il corpo limitando la fatica, mentre il vento accarezza le foglie di uliveti vicini. Percorsi pianeggianti insiti nel verde Sassarese, vengono solcati alla scoperta di antichi nuraghi dalle rocce grigio scuro. Porto Conte con la sua vallata dai prati sempreverde, e i colori della flora, dal rosa al celeste, rievoca “La Famiglia in Giardino” di Monet, ispirando la mente di chi procede sereno. La fortuna può baciare il cammino dando la possibilità di osservare daini e asinelli dal bianco manto, fino a giungere marciando all’Area Marina Protetta di Capo Caccia, circondata dal mare algherese, che si infrange sul roccione di punta.

…in Sardegna

Attraversando un territorio selvaggio tra asperità del terreno e difficoltà di orientamento, fra tratti di facile arrampicata e discese in corda doppia, sospesi tra il mare e imponenti falesie, si ammirano panorami mozzafiato che lasciano sensazioni che solo la Sardegna è capace di offrire.

Nel maestoso Supramonte della Barbagia e in Ogliastra tra i bellissimi ginepri e i lecci secolari, si attraversano sentieri alla scoperta di nuraghi e villaggi fino a giungere a “Su Gorroppu”: una gola affascinante di rara bellezza attraversata da piccole cascate e distese di ciottoli levigati dal passaggio impetuoso dell’acqua che indicano la via da percorrere. All’Argentiera, luogo molto suggestivo sia per la sua storia che per la natura nella quale è inserita, si percorre un sentiero sterrato che costeggia il mare. Si sale sempre più in alto, fino alla natura ancora più selvaggia, dove alberi piegati dal vento cercano di sopravvivere a quell’ostilità e il mare impetuoso si scaglia contro la roccia nella costa sottostante, mentre la montagna davanti a noi arricchisce un panorama unico e spettacolare.

…Ippovia “Costa-a-Costa”

Equitazione

Fonte: Ippoviesardegna.it

Per un’amante degli animali e della natura l’”ippovia Costa-a-Costa” è un’esperienza che solo un’isola come la Sardegna può offrire. Sin dalla partenza da Santa Maria Navarrese, nella Costa Ovest, la pura essenza del mare trasportata da una leggera brezza pian piano lascia il posto ai profumi di una terra incontaminata che solo chi vive può comprendere. Con il mare alle spalle si attraversano tortuosi sentieri; e tra vigneti ed uliveti, ci si addentra in boschi rigogliosi e selvaggi, alla scoperta di fiumi e ruscelli per poi lanciarsi al galoppo in praterie sconfinate seguiti solo dal volo di imponenti aquile. Fotografando con lo sguardo le costruzioni nuragiche nascoste da un verde rigoglioso e piccoli paesini di artigiani dove il tempo sembra essersi fermato, si giunge ad Est, a San Vero Milis, dove un imponente stagno è solo il preludio della presenza del mare increspato dal vento.

Al galoppo nel cuore dell’Isola

Sport completo ed energizzante. Accompagnati dall’essere più maestoso ed elegante; galoppate si alternano al trotto, percorrendo innumerevoli percorsi, dall’acqua salata dei mari mediterranei all’acqua dolce del Coghinas o del Baratz; dalla pianura del Campidano, costeggiata dalle colline, alle salite impetuose del Gennargentu. Sentieri sterrati o strade ciottolate, la passeggiata in sella al fedele cavallo, rende la tua esperienza unica. Al centro della Baronia, in provincia di Nuoro, gli alberi di pino, uno dopo l’altro, ombreggiano le colline con gradazione di verde che, dal più chiaro al più scuro, accompagnano il “fantino” verso uno scorcio di paradiso terrestre: la diga di Torpè. L’artifizio dell’uomo, creato per evitare l’esondazione delle campagne vicine, è stato ben adattato alle pendici naturali delle basse colline come se Madre Natura in persona l’avesse ideato. Attorno si vedono greggi di pecore di bianco puro pascolare felici e tranquille mentre mandrie di buoi riposano al fresco sotto imponenti querce da sughero. Questo è solo un esempio di un tipico percorso a cavallo, in compagnia o meno degli amici, con un solo obiettivo: godersi la natura sconosciuta alla ricerca di un perfetto equilibrio con l’affidabile destriero. Un esempio di percorso ricco di interesse è quello che viene fornito dalla Costa Smeralda. Si può optare per i ricchi entroterra galluresi, verso le aree più sconosciute tra Arzachena e la turistica Porto Cervo, inebriati dai profumi del rosmarino selvatico, del mirto e del lentischio; oppure, percorrendo acque smeraldine e strisce di spiaggia dove ammirare al trotto il calar del sole.  

Equitazione
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